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"I VOLTI DI BARTOLOMEO ORTISI"

Dal sabato 20 marzo 2004
al martedì 30 marzo 2004

Gli artisti correlati Bartolomeo Ortisi

Comunicato stampa evento: "I VOLTI DI BARTOLOMEO ORTISI"

www.galleriaroma.it


dal 20 al 30 marzo
apertura 17,30 - 20,30
tutti i giorni lunedì escluso


"I VOLTI DI BARTOLOMEO ORTISI"





Gli inquieti volti di Ortisi
In una sequela di dipinti un unico volto, il volto dei volti inquieti, a cui Ortisi presta il proprio. E un volto non da interpretare, ma da leggere, talmente inequivocabile è l'intimo messaggio che riesce a trasmettere visivamente. È il volto di una creatura interiorizzata e interiorizzante, capace di coinvolgere sul piano emotivo l'essere più insensibile e razionalistico; è il volto di un uomo che parla al cuore di un altro uomo, il volto di chi denuncia la condizione esistenziale della propria anima ferita.
In ogni dipinto, di chiare radici espressionistiche, oltre agli effetti sono virtualmente presenti le cause della trasfigurazione del volto: il dubbio che l'assale, lo smarrimento che l'affligge, l'angoscia che l'opprime.
Quello rappresentato da Ortisi è il volto inconfondibile dell'Ecce Homo del nostro tempo e della nostra terra, un volto privo di qualsiasi luce e dai lineamenti incancellabili; è il volto di chi, pur avendo bisogno di aiuto; non osa chiedere o imprecare. All'urlo di Mùnsch, Ortisi preferisce il ben più eloquente silenzio, anche se il soggetto che lui dipinge mostra di non sapersi rassegnare alle avversità della vita.
Contribuiscono alla drammaticità della rappresentazione, l'istintività del segno e l'accostamento di colori contrastanti e violenti, fortemente vibranti e distesi quasi allo stato puro. Quelle strisce di colore marcato che, alla Matisse attraversano verticalmente il viso, caratterizzano la pittura di Bartolomeo Ortisi, una pittura vissuta, sofferta e per niente estetizzata.
Nei volti femminili quei deboli tentativi di imbellettamento, che sembrano volere attenuare l'inquietudine del pianeta donna, non riescono a camuffare una condizione socialmente penalizzata.
Diversamente da tanti pittori, Ortisi, alla tensione spirituale del soggetto rappresentato, contrappone la matericità del colore. In ogni quadro di questa mostra si ha l'impressione che il colore sgorghi dai segni della sofferenza del viso, che sia il dolore a farsi cromatismo.
Seppure trasfigurati dalle deformazioni del segno pittorico, quei volti non si riducono mai a maschere, non sono mai svuotati del loro contenuto umano, anzi riescono a rendere tangibile quel "mal di vivere" che inesorabilmente li pervade.

Carmelo Tuccitto