Galleria Spazio 6 - Dettaglio evento

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Opere di Mario Aldo Maria Marchi

Dal sabato 15 marzo 2008
al domenica 30 marzo 2008

Orari:
h. 16.00/19.30; lun chiuso
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Comunicato stampa evento: Opere di Mario Aldo Maria Marchi

Reali quanto fugaci e ingannevoli, mediazione fedele e obiettiva, quanto inquietante e carica di interrogativi, i riflessi e le riflessioni che ne derivano sono il cardine della prima monografica di Mario Aldo Maria Marchi che, attraverso sculture di linguaggio contemporaneo, arricchite dal dialogo col passato, ci invita a trasformare il nostro sguardo da ovattato a rivelatore, a convertire il guardare in guardarsi, a permettere all’arte di essere - con parole del filosofo ermeneutico Hans
Robert Jauss - “principio correttivo di un’esperienza atrofizzata”.
Barbara Marchi

L’uomo zodiaco in dure fattezze bronzee, addolcite solo dagli infiniti riflessi bruni e verde-argentati, torna dissezionato nella morbida e fragile creta, magistralmente modellata, de L’uomo squalo, e infine nella versione lucente, colorata, quasi pop de La caja mágica. In ognuna delle versioni il viso dell’uomo mantiene una capacità i espressione del dramma umano che si può ritrovare con tanta intensità nei volti sofferenti delle pietà dei cicli fittili emiliani del Quattrocento, o ancora nel noto Urlo munchiano o nella caravaggesca Testa di medusa. Il significato di tale Urscherei, di tale grido originario e primigenio, è arricchito e reso più complesso dall’elemento dello specchio, che permette di dar vita ai riflessi e riflessioni, che ispirano il titolo del trittico. Lo specchio, attraverso la possibilità che offre di vedervi replicata la propria immagine, permette e insieme obbliga ad un confronto con sé, carico di risvolti inquietanti. L’uomo straziato modellato dall’artista pare sperimentare il sentimento di estraneaità ed
inadeguatezza rispetto al proprio volto dei protagonisti pirandelliani e che Freud indica come perfetta esemplificazione della dialettica heimlich/unheimlich, generatrice del sentimento del perturbante. Ci spiega il padre della psicanalisi che il guardarsi allo specchio rassicura sulla propria esistenza materiale, offre la tranquillità del ritrovamento del noto, ma contemporaneamente genera un senso di smarrimento identitario legato allo sdoppiamento e inoltre congela l’io in un’immagine di morte. Mentre media attraverso il riflesso la possibile violenza della propria immagine, permette improvvise e sconvolgenti rivelazioni.
Il riflesso inevitabilmente genera riflessioni: ciò che vi si rispecchia svela un suo aspetto “altro”, rinnova la percezione di chi guarda. Lo specchio rappresenta una sorta di metafora della stessa arte e della sua facoltà di restituire uno sguardo rinnovato, di interrompere, come suggerisce il filosofo francese Jacques Ranciére, le coordinate normali dell’esperienza sensoriale, per creare uno spazio autonomo e liberamente configurabile.
L’arte, come uno specchio, si fa veicolo di manifestazione della sofferenza del protagonista del trittico, che è tanto proiezione dell’artista quanto della condizione umana universale. Ognuna delle sculture del trittico declina il tema con sfumature differenti.

Inaugurazione Sabato 15 marzo 2008 ore 18.00

Fino al 30 marzo 2008

Ingresso libero

Testi
Maria Barbara Marchi

Fotografie
Sergio Giusti e Rocco Marchi Progetto grafico

Galleria Spazio 6
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Verona
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