Claudia BELLINI
“Donne e Dee
Anima di Roma”
Inaugurazione: sabato 27 marzo 2004 alle ore 18,00
Durata : fino al 13 aprile.
A cura di Giovanna Foresio.
Galleria Vittoria: Via Margutta, 103 e Via Margutta 33 00187 ROMA
Tel. 0636001878 Fax 063242599 e.mail:
tizianatodi@libero.it giovanna.foresio@tin.it
Orario: mar.mer.giov.ven.sab. ore 15,30 – 19,30.
La Domenica e la mattina su appuntamento
Questa mostra si svolge in due situazioni diverse per dare l’opportunità al visitatore di avere una visione completa dell’iter artistico della Bellini e, soprattutto, di poter entrare nel suo studio. Lo studio di un maestro è il suo ‘sancta sanctorum’, la sua ‘turris eburnea’, è il suo modo di essere ed un occhio attento può sbirciare veramente nel suo animo. La maniera di riporre i colori e i pennelli, le cose di cui ama circondarsi, l’ordine-disordine delle tele, dei bozzetti, degli appunti ci possono fornire realmente strumenti utili per cogliere meglio e avvicinarci di più alle sue opere. Così ci troveremo circondati da Roma, da monumenti parlanti, da donne e da dee. Questi gli elementi figurativi che, con tratto espressionista, la fanno da padroni nella pittura della Bellini. E’ una città rivisitata nella sua intimità, dove i capitelli o i busti statuari ci parlano del passato, della storia e, nell’immediato ci suggeriscono la potenza e la grandezza della ‘caput mundi’. In queste strade gira o appare o siede la donna o la Dea Roma, ritratta con la predominanza di rosso intenso, passionale, carico di sensualità.
Il passato è uomo, il futuro è donna, è questa donna che incede con passo sicuro, con eleganza e decisione, con leggiadria e allo stesso tempo con potenza. Donna libera, in questa città silente che osserva, in qualche modo partecipe, muta, ma attenta, aspetta, consapevole che il futuro è già oggi, incalza e si trasforma in passato. Presto farà parte delle sue pietre, dei suoi sassi, dei suoi muri. I tratti neri, i contorni scuri, non appesantiscono o meglio slanciano contro i cieli dai colori improbabili. Fra i resti di monumenti, fra palazzi razionalisti eccola che si affaccia in un primo piano, una donna che ammicca sorniona. Ha in sé un che di felino e la mente corre ai gatti romani, i veri padroni dei ruderi. Ruderi e frammenti storici che s’inseriscono, si mischiano, s’infilano fra i capelli di questa donna, quasi a sottolineare la continuità storica e la sua atemporalità! E ancora, in un’opera, ci appare Roma di notte. La città nascosta che vive e si sveglia molte ore dopo il tramonto. Il suo cuore pulsa velocemente, l’atmosfera è piena di note musicali, tutto si trasforma in un turbinio di luci e colori. I fondi, che nei primi dipinti apparivano scuri, bui, sono andati a mano a mano aprendosi e mostrando non già la luce, ma spesso colori violenti, accesi che sembrano lottare fra loro, sovrastando la città. Claudia Bellini usa il segno, il contorno della figura o quelli del paesaggio, secondo la tradizione dell’espressionismo. Per lei come per Munch e Van Gogh: ” non è un segno di definizione realistica, ” come recita Lara vinca Masini “ma un mezzo per dilatare in onde successive il crescendo continuo, incessante e tempestoso delle emozioni e delle sollecitazioni psicologiche” e, come sostiene G. C. Argan: ” il segno come trascrizione immediata di uno stato sensorio e affettivo”.
Giovanna Foresio
http: //www.galleriavittoria.com