Seta. Potere e glamour
Il filatoio
Sede Via Matteotti, Caraglio 12023
Altre informazioni Tel +39 0171 618260 | cesac@marcovaldo.it
| http://www.cesac-caraglio.com/
Data di apertura venerdì 27 ottobre 2006
Data di chiusura lunedì 09 aprile 2007
Orari: Martedì/Sabato 14.30/18.30
Domenica 10.00/18.30
Chiuso il lunedì, il 25 dicembre e il 1 gennaio
Comunicato della mostra : Seta. Potere e glamour
Sfarzo, raffinatezza, seduzione di abiti e tessuti dal XV al XX secolo
La mostra intende portare l’attenzione del pubblico su tre momenti storici particolari in cui la seta, soprattutto attraverso le vesti, ha assunto un ruolo significativo, coincidente con un cambiamento di
segno nella storia del costume e della produzione: il Rinascimento, gli anni a cavallo fra Seicento e Settecento, la prima metà del secolo XX. La mostra è pertanto divisa in tre sezioni:
Seta per il potere e per la gloria;
Seta per l’uomo di mondo;
Seta per la seduzione.
Il boom della seta, che coincide con la realizzazione di veri e insuperati capolavori tessili, è il Quattrocento.
Si afferma in questo periodo il velluto declinato in molteplici varietà che lo rendono un vero e proprio bassorilievo. La seta, negli esemplari più ricchi – quelli che vestono re, papi e principi, ma anche i
rappresentanti delle più ricche famiglie che hanno conquistato il potere grazie alla loro capacità di banchieri e imprenditori – è di solito associata ai filati d’oro, che ne esaltano la preziosità. Una veste di
seta e d’oro valeva quanto l’acquisto di tre poderi di media grandezza.
I motivi che ornano le superfici vellutate e broccate hanno una forte valenza simbolica: parlano di Cristo e del suo sacrificio sulla croce, grazie al quale l’umanità è stata riscattata dal peccato originale.
Proprio con l’affermazione e l’ostentazione della propria fede i nuovi ricchi trovano giustificazione al proprio potere contro le pretese della nobiltà di sangue: davanti a Dio tutti gli uomini sono uguali; solo
la ragione, partecipe di quella che ha creato il mondo e illuminata dalla fede, eleva e giustifica l’avvenuta conquista del potere.
Nel Cinquecento i motivi simbolici perdono in gran parte la loro pregnanza, adattandosi alle richieste del mercato, fino a svanire completamente, codificandosi in formule ‘classiche’ per l’arredamento e
nella ricerca di sempre nuove soluzioni grafiche per l’abbigliamento. Ma è l’apertura ai mondi lontani, la coscienza di appartenere a un continente dai confini ristretti e l’invasione delle merci del lontano
Oriente, che determinano in Europa (dopo l’istituzione delle Compagnie delle Indie) il cambiamento del panorama tessile. Le nuove sete si ispirano a motivi e decori esotici, interpretandoli e ridisegnandoli
con una libertà e una capacità inventiva che non ha riscontro in nessun altro periodo storico. Forme bizzarre, fiori e oggetti fantastici prendono vita fra i bagliori dell’oro e dell’argento, su fondi dalla gamma cromatica totalmente nuova, dove dominano il fucsia, il salmone, il papavero, l’azzurro polvere. L’intellettuale, colui che sa riconoscere i limiti della nostra cultura ed è disponibile a ogni tipo di influenza esterna, è ora il personaggio più corteggiato nell’alta società. Egli esprime la vastità dei suoi orizzonti e dei suoi interessi culturali vestendosi con le sete di nuova invenzione ricche di echi dal Giappone, dall’India, dalla Cina, quando non dalla più vicina Turchia.
E’ quindi l’industrializzazione, la necessità di produrre in grandi quantità su telai meccanizzati, che cambia ancora all’inizio del Novecento, l’aspetto e il significato dell’abbigliarsi in seta. La seta diventa
ora un materiale tessile quasi esclusivamente femminile, che serve a rivelare o a ridisegnare le forme
del corpo. Vengono creati nuovi generi tessili, adatti alle esigenze delle nuove macchine: crepes e chiffons, che favoriscono l’affermazione di una nuova moda, giocata sulla seduzione: prima sulla trasparenza, quindi, dagli anni Trenta, sulla capacità di avvolgenza che dimostrano le nuove sete, che nulla lasciano all’immaginazione.
Il maschio, che fino alla fine del Settecento aveva giocato le sue armi di seduzione sui colori dei suoi abiti serici, dispiegati in tutta la gamma più brillante e decisa, è ora escluso da questo gioco; non più oggetto
di attrazione, non gli rimane che farsi attrarre e adescare nella rete dalle nuove sirene ammaliatrici.
In mostra saranno esposti alcuni capolavori tessili del periodo rinascimentale provenienti da importanti istituzioni italiane: il Museo del Bargello di Firenze e il Centro di Studi di Storia del Tessuto e del
Costume di Venezia; da altre importanti istituzioni i tessuti e gli abiti del periodo bizarre, incredibili per l’esplosione dei colori e l’elaborazione dei disegni; fra essi due andrienne dell’inizio del Settecento di
color salmone broccate d’oro.
Per la sezione della Seduzione alcuni splendidi abiti maschili del Settecento dalle tinte brillanti e esemplari degli abiti della prima metà del Novecento, da quelli diritti e minimi degli Anni Venti, a quelli
da “diva” degli anni Trenta, per finire nelle tipologie degli Anni Cinquanta, che fasciano e ridisegnano un corpo femminile provocante. In mostra abiti di sartorie o creatori famosi – Fortuny, Poiret,
Schiaparelli, Cappucci – e capi appartenuti ad importanti dive o personalità: Rita Hayworth, Mirna Loy e Soraya Esfandiary.
Un monumento alla seta, un abito