A cura di Valerio Dehò
A partire dal prossimo 31 gennaio 2009, parallelamente alla mostra Architettura contemporanea in Finlandia Merano arte presenta due progetti dedicati a due artisti altoatesini. Urich Egger prima e successivamente Eduard Habicher presenteranno le loro opere tra scultura, architettura e fotografia, create ad hoc per le rispettive mostre
La rappresentazione del mondo che Egger costruisce nella sua opera ha una stretta contemporaneità visiva e anche strutturale. La sua indagine artistica sui cambiamenti del mondo postindustriale, sulla replicabilità ad libitum delle periferie, è qualcosa che ci appartiene in modo profondo e che percepiamo come esperienza personale diretta o attraverso la comunicazione globale. Sembra che vi siano due estremi che si collegano: da un lato l’attività del costruire, dell’edificare e dell’urbanizzazione continua e asfissiante; dall’altro lo sventramento di interi quartieri e la loro ricostruzione secondo le nuove regole.
L’artista compie dunque un’operazione che tende a porre in primo piano la realtà esistente, ma cerca anche di cogliere gli aspetti dello human space che si nascondono dietro di essa. L’uso che fa della fotografia, prima della realizzazione delle opere completate con gli elementi assemblati, è un vero e proprio reportage umanistico. La sua fotografia non cattura semplicemente delle forme statiche. Piuttosto, l’occhio dell’artista meranese vaga alla ricerca di nuove tracce umane, cogliendo anche in una luce accesa in un grande palazzo di cemento una volontà di sopravvivenza.
Ulrich Egger, svolge dunque una sottile ricerca antropologica e realizza le sue immagini fotografiche andando in giro per il mondo, in una specie di infinita ricognizione alla ricerca degli spazi umani e dei possibili dentro nascosti dietro muri e dentro immensi palazzi senza principio né fine, cogliendo in questi squarci l’anima mundi di questa contraddittoria contemporaneità. L’artista coglie l’essenza di quello che accade e i contrasti tra le necessità di vita e le regole economiche della società industriale, tra la ricerca di una vita sempre migliore
e un processo che tende ad uniformare l’architettura in nome di materiali semplici e convenienti.
Egger non solo rappresenta la realtà, attraverso la fotografia, ma produce un’ostensione materiale di oggetti che linkano la realtà all’arte senza sovrapporla. Ulrich Egger è e resta scultore anche quando usa la fotografia o realizza dei lavori a parete. Crea con le sue opere una sorta d’archivio antropologico che riesce a recuperare le tracce umane proprio in quegli spazi che sono sottoposti a mutamenti continui, come le aree industriali e periferiche delle città. Egger opera attraverso continue e analitiche ricerche fotografiche, seleziona i materiali e interviene sulle immagini prescelte con l’inserimento di veri e propri materiali edili, oggetti, elementi della natura, creando un effetto di realtà forte ed efficace. L’artista racconta in silenzio e senza retorica quello che accade, sa bene che l’arte non deve ricoprire la realtà ma rivelarla con discrezione. Lo spettatore non è solo coinvolto emotivamente, ma soprattutto in modo partecipato e razionale.
Ulrich Egger propone delle opere d’arte che superano il rapporto con il soggetto in modo tradizionale e in un certo modo vi si sostituiscono. Crea dei lavori che sono essi stessi dei luoghi. Luoghi qualsiasi, ma neppure non luoghi, alla Marc Augé, perché in questo caso è posto in primo piano l’uomo, attraverso la sua assenza. In pratica si tratta di rivelare quello che non si vede, quello che c’è stato, quello che dovrebbe essere il protagonista, ma non lo è: l’umanità.
31.01. - 01.03.2009
Kunst Meran/o Arte
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