Cronache dalla città d’argento
Gli “agglomerati umani” di Leone Contini, gesticolante catena di uomini-ombra, sono ciò che rimane di un processo che avviene prima sovrapponendo successivi strati di materia pittorica; poi l’artista raschia con la spatola la vernice ancora fresca, ricercando la superficie della tela di un bianco non più vergine, e lasciando emergere le sue figure per sottrazione. Lo scenario è apocalittico, l’impianto iconografico rimanda al Giudizio Universale di Michelangelo, e i soliti piccoli uomini, fatti della feccia di vino (scarto melmoso della sacra bevanda), sono tutti accomunati nel dramma: sembrano danzare, si tengono la mano, divengono unica massa informe. Contini fa della pittura uno strumento per reagire all’indotta, comune condizione di passivo e distaccato spettatore dei fatti dell’uomo, mettendo in atto una dimensione corale caratterizzata, ha scritto, dal labile “confine tra la violenza istintiva della folla e la ricchezza simbolica di una moltitudine in festa”. Cerca di capire mediante l’immagine, ed allo stesso tempo si rende parte della potente danza degli uomini-vocabolo, odierni geroglifici di una nuova narrazione epica.”
Testo di Raffaele Bedarida
inaugurazione Sabato 27 Maggio dalle ore 18.00
LA CORTE ARTE CONTEMPORANEA
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