LA CORTE ARTE CONTEMPORANEA
Rosanna Tempestini Frizzi
Via de’ Coverelli 27r, 50125 FIRENZE - t/fx 055.284435 -
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Artisti SIMONE ARMELANI
FLAVIANO POGGI
Titolo della mostra “PASSIONI“
Inaugurazione Sabato 15 novembre alle ore 18,30
Durata della mostra 15/22 novembre 2003
Orario di apertura Martedì - Sabato ore 15.30/19.00
e per appuntamento
A cura di Fiammetta Strigoli
Passioni intende inserirsi nell’attualità di un contesto culturale dell’arte che esprime grande vitalità: vitalità di idee, ricchezza intellettuale e carica poetica.
L’esperienza dello scatto, la fotografia, per Simone Armelani è necessaria per far proprio un soggetto esistente e ridefinirlo.
La sua ricerca è volta a recuperare il senso del sacro oltre la vuota ritualità, proponendo un’iconografia spostata sull’orizzonte del tempo al presente, un presente pervaso di certezze a buon mercato, dal senso del non riconoscersi in niente se non nel simulacro, se non in un infantile desiderio di consumare e possedere.
Flaviano Poggi comunica attraverso un linguaggio non totalmente definibile se non con l’indicazione di mixed-media, che sviluppa nel senso della bidimensionalità. Un fare complesso per entrare nel merito del vivere con e nella Natura, proiettando se stesso in una dimensione dove i sensi sono strumenti di precisione, dove il tempo e gli elementi terrestri sono ancora una volta interlocutori possibili e ineluttabilmente spettacolari, e niente c’è da fare per non subirne il tremendo fascino.
Percorsi diversi che tuttavia dimostrano un punto di contatto, poiché nel lavoro di entrambi gli artisti è percettibile uno stato di imminente sofferenza, una passione: quella di un’adolescente che inconsapevole e innocente porta su di sé i segni del “verbo fattosi carne”, e quella della Natura che non intende concedersi.
Simone Armelani e Flaviano Poggi
Difficile trovare il nascosto itinerario complessivo del lavoro di un artista, ma è nel movimento interno della singola opera che è rintracciabile il senso del suo esserci come veicolo che attesta ed esprime legami invisibili, decifrando l’immateriale che sempre circonda l’animo umano.
Simone e Flaviano hanno differenti percorsi creativi, tuttavia dimostrano nel loro lavoro interessanti punti di contatto. Passioni - intenzionalmente al plurale - è il titolo scelto per dar senso alla mostra ed evoca senz’altro anche il principale punto d’incontro nelle loro poetiche.
Per Simone chiari appaiono i riferimenti al sacro, poichè andando oltre il concetto di “esperienza dello scatto”, egli registra e si appropria, fotografandolo, di un soggetto per arricchirlo di nuove qualità, proprio attraverso quei segni che sono patrimonio di una simbologia che fa riferimento al dato mistico. Nei suoi ultimi lavori egli opera un’attualizzazione dell’iconologia della Passione: il suo Cristo è una giovane, poco più che adolescente, che porta sul proprio corpo i segni del “verbo fattosi carne”, le stigmate del peccato originale. Sola, Persona innocente e fragile, attrae intorno a sè riflessioni che non ignorano le ragioni del suo essersi immolata per riscattare un’umanità che vive il proprio presente pervaso di certezze a buon mercato, dal senso di non riconoscersi in niente se non nel simulacro, se non in un infantile desiderio di consumare e possedere.
Un’atmosfera ricreata e rielaborata, operando un netto distacco dalla realtà documentaria della passione di Cristo, sostituendo ad essa il senso di una passione spostata sull’orizzonte del tempo al presente.
Per Flaviano è il mito della Natura, della Grande Madre che si concede con dolore, rinunciando al proprio dettato di cosa immanente, indifferente, il motivo della propria fascinazione. Entra nel merito del vivere con e nella Natura, proiettando se stesso in una dimensione dove i sensi sono strumenti di precisione, dove il tempo e gli elementi terrestri sono ancora una volta interlocutori possibili e ineluttabilmente spettacolari, e niente c’è da fare per non subirne il tremendo fascino. Un fare complesso che si avvale di linguaggi riconducibili alla tradizione del fare arte e attraversati e sommati ad altri messi a disposizione dalla sfera tecnologica e soprattutto quest’ultima gli permette di coniugare e porre in relazione il proprio sè e la propria fisicità con l’Arte, il risultato è un coinvolgimento diretto dell’artista e della Persona, sviluppando per immagini la propria esperienza in cui la Natura compare come l’ultimo altare a cui consegnare la propria sottomissione.
Per entrambi è il compenetrarsi di elementi razionali e irrazionali e l’Arte è un buon pretesto per confidare un presente dove fatti e accadimenti che attengono ad ognuno di noi sono motivo di fascinazione.
Fiammetta Strigoli, novembre 2003