Alejandro Quincoces ritorna ad esporre a Milano con una mostra ispirata alla città di New York, metropoli per eccellenza e simbolo dell’uomo moderno. Lo stesso autore racconta di essere tornato nella grande mela per scattare nuove fotografie, dalle quali hanno preso vita questi dipinti. Non si tratta però di una fedele riproduzione dell’immagine fotografica, ma di un’interpretazione del paesaggio urbano del tutto personale, che diviene una sorta di alterego dell’autore, intriso di passione e drammaticità.
La città così si trasforma sotto le mani dell’autore che sembra riplasmare gli stessi volumi urbani attraverso la materia pittorica. L’immagine non appare mai nitida, come se una leggera nebbia ricoprisse ogni cosa, sfumandone i contorni e appiattendone i colori. Solo i bagliori provenienti dai semafori e dai fari delle macchine in corsa illuminano a tratti la carreggiata, creando dei punti di luce che contrastano con il grigio di fondo. Il cielo è denso, livido, con una luce fredda da meriggio invernale. Il risultato è una città quasi irreale, trasformata da questa densa bruma in una visione “romantica” che rimanda ai paesaggi di Turner e Friedrich.
Attraverso la sua pittura Quincoces riesce a nobilitare la prosaicità di una veduta urbana donandole un’intensità e una bellezza propria forse solo della natura, assieme crudele e sublime.
ALEJANDRO QUINCOCES
Alejandro Quincoces (Bilbao, 1951) si dedica esclusivamente alla pittura soltanto agli inizi degli anni ’90, dopo essere stato per molto tempo un pubblicitario, conciliando i suoi impegni lavorativi con la passione del disegno. Lo stile pittorico attuale inizia a delinearsi a partire dall’87, quando approda alla pittura “realista”; anche se i paesaggi urbani che lo hanno reso noto compaiono solo alla metà degli anni ’90. I soggetti ai quali si dedica in questi ultimi anni sono essenzialmente vedute urbane o paesaggistiche dalle quali l’uomo è completamente assente, schiacciato dall’imponenza di ciò che lo circonda. È una ripresa dell’idea romantica della natura, applicata però alle creazioni dell’uomo: sono le città, le fabbriche, i viadotti ad imporsi sull’individuo. Ecco allora le vie di New York riprese dall’alto dei grattacieli, il fiume di Bilbao racchiuso attorno alle fabbriche, le automobili che sfrecciano in enormi autostrade. L’intento di Quincoces è quello di fissare sulla tela un istante della realtà quotidiana, eternizzarlo, sottraendolo così all’inarrestabile flusso del tempo. Questo il motivo dell’interesse nei confronti delle strade, simbolo della fugacità del momento: i veicoli provengono da un passato, vivono un presente e si dirigono verso il futuro. Anche il metodo con il quale Quincoces sceglie i soggetti per i dipinti, rispecchia quest’ideologia: si apposta, infatti, nei pressi dell’autostrada e filma per ore il traffico sottostante. Poi nello studio visiona la pellicola e da alcuni fotogrammi estrae l’idea per un quadro. Anche nella realizzazione si appropria di alcuni elementi cari alla fotografia, dall’impaginazione, al controluce e alla resa del movimento. Non bisogna dimenticare la grande importanza che riveste il lato “materiale” del quadro: ciò che si vede è frutto di sapienti tecniche, e solo mediante queste si riesce a comunicare il messaggio desiderato. Il lavoro di Quincoces procede in due parti, la preparazione della tela o tavola di supporto e poi la pittura diretta. Come afferma lui stesso “l’importante nella pittura è coniugare materiali che arricchiscano il supporto”: questo conferisce l’aspetto fisico, materiale, che contraddistingue la sua opera. La base su cui lavora è formata da colla e carta, sulla quale si aggiungono vernici, candeggina e olio, in un continuo processo di arricchimento e dissoluzione. In un secondo momento si procede all’esecuzione della rappresentazione vera e propria che attenua e nasconde la presenza della materia. Procede sempre per velature rilevando gli effetti della luce, spesso quella del ”l’ora violetta”, in un gioco di equilibrio di toni, il più delle volte mantenuti nelle scale dei grigi, che fa riflettere l’osservatore sulla veridicità quotidiana della scena rappresentata.
Barbara Frigerio
Inaugurazione giovedì 8 novembre 2007 ore 18.00
8 novembre 2007 - 5 gennaio 2008
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