Studio Laboratorio di Anna Virando - Dettaglio evento

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Sospensioni - Elvira Falcone

Dal mercoledì 29 novembre 2006
al giovedì 21 dicembre 2006

Orari:
lunedì/sabato 16.00/20.00
Chiuso l'8 e il 9 dicembre
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Comunicato stampa evento: Sospensioni - Elvira Falcone

“L’essenza dell’arte è la poesia.
Ma l’essenza della poesia è l’instaurazione (stiftung) della verità.
Instaurare, in tal senso, s’ intende donare, fondare, iniziare”.
Martin Heidegger ( Sentieri interrotti)

La pittura di Elvira Falcone non è narrativa. I suoi dipinti, pur ritraendo aspetti della realtà in modo preciso e inequivocabile, non sono ritratti, né raccontano o commentano un episodio, un fatto, un evento.
Si presentano allo spettatore in tutta la loro essenzialità.
Il filo conduttore della sua serie di dipinti ad olio è esplicito, riguarda la raffigurazione del bambino. Il soggetto è dipinto senza significati simbolici, metaforici o allegorici. Si tratta di un normale bambino, un giovane uomo, che compie gesti quotidiani, comuni.
Ciò che colpisce è il contrasto tra l’”atemporalità” delle scene e la composizione quasi fotografica dell’immagine.
Il bambino è nudo o quasi, non veste mai abiti che potrebbero connotare uno status, un contesto preciso, un presente. Non è il ritratto di un bambino in particolare, non ha nemmeno le stesse sembianze nei diversi dipinti. Ha un’età imprecisata, non più infante e neppure adolescente. Il bambino è un pretesto per rappresentare sensazioni, stati d’animo, condizioni esistenziali, reazioni provocate da un evento atmosferico o da un contatto fisico.
In alcuni dipinti è ritratto insieme ad un animale. Queste immagini a due – come quella del cane che gli lecca una mano sanguinante - sono cariche di significati intrinseci e aperte a diverse interpretazioni. Elvira Falcone, astraendo la scena da una situazione contingente, riesce a conferire al soggetto un’intensità “filosofica”. Ritrae le due figure su uno sfondo neutro, senza paesaggi o architetture. La location è inesistente, lo sfondo è puro colore. Su di esso appaiono le due figure che evocano una vitale poetica degli affetti. Nulla è superfluo, retorico, ridondante. Ci sono due esseri viventi che provano un piacere naturale nello stare insieme, nel condividere uno spazio, un momento. Comunicano con un linguaggio tattile, non codificato, s’intendono istintivamente, si accettano per quello che sono.
“Tutti comprendiamo cosa significhino le frasi “il cielo è azzurro”, “sono contento” e così via. Ma questa comprensione media non dimostra che un’incomprensione. Essa sta a denunciare che in ogni comportamento si nasconde a priori un ‘enigma’”, scriveva il filosofo Martin Heidegger in “Essere e tempo”. I dipinti di Elvira sospesi nel tempo e nello spazio, assumono un carattere meditativo, nascondono l’enigma dell’essere, del vivere, dello stare al mondo.
L’immagine figurata si palesa come un’esigenza primaria, una necessità di rappresentare una realtà fuori e dentro di noi. La figurazione si fa linguaggio di forme e colori, l’oggettività fotografica rivela un desiderio d’indagine,
di ricerca del sapere.
Nel contesto torinese, la rappresentazione pittorica ha
un’illustre tradizione nell’eredità che Felice Casorati ha lasciato alle generazioni successive e che, attraverso il gruppo dei Sei, giunge fino a Mauro Chessa. Quest’ultimo a sua volta ha insegnato che “la pittura è qualcosa non esprimibile verbalmente” è un esercizio rigoroso, una pratica seria e silenziosa. “La pittura-ha affermato- è il sangue delle idee”.
Elisabetta Tolosano

Inaugurazione mercoledì 29 novembre 2006 dalle ore 18 alle ore 23

29 novembre - 21 dicembre 2006

Studio Laboratorio di Anna Virando
Corso G. Lanza 105
Torino