A cura di Dimitrios Antonitsis
"La verità sta chiedendosi lo stesso "
Dalla introduzione ad: "Un argomento per la Verità" di Alan Badiou
Le opere di Daisy De Villeneuve, Polys Peslikas e Alexander Lee esplorano sessualità, politica e cultura dei consumi interrogandone i rituali, i conflitti e le emozioni.
Ancora una volta l'opera d'arte si batte contro gli stereotipi occidentali del tardo capitalismo e celebra la lotta per la diversità culturale in un mercato globalizzato e multiculturale. Oppure c'è dell'altro!? Pensando al desiderio... al desiderio per la stessa cosa.
Questi tre artisti offrono la prova che L'altro è potente quanto a lungo rappresenta La stessa cosa e presenta la propria verità come una verità assoluta.
Daisy de Villeneuve (1975 Vive e lavora a Londra)
Costituisce un tratto attraverso disegni naive a pennarello su carta d'annata. I suoi fumetti di malinconici ragazzi e ragazze e i loro addolorati commenti sulla vita e gli affetti offrono una democratica versione di strada dell'etica pop. Conversazioni apparentemente mondane su relazioni e storie d'amore, battute a macchina con il suo modello Olympia di seconda mano n° 784345 del 1947, vengono giustapposte alle romanticherie dolceamare del suo immaginario. "Lui ha detto.." "Lei Ha detto..."entrambi si ripetono nella forma e prendono forme ripetute relativamente al loro soggetto: l'incapacità del narratore di evitare le continue cadute nella stessa trappola.
Polys Peslikas (1973 vive e lavora a Limassol, Cipro)
Intrapprende un lungo percorso per trasmettere intensità ed eccitamento. Le sue immagini dalla " pelle tenera " provengono dall'entusiasmo culturale dell'artista (moda combinata con arte contemporanea e cultura pubblicitaria). La giusta combinazione di circuiti di genuina dolcezza e corretta distanza ironica. La tavolozza di colori di Peslikas varia dal pastello alla tonalità acida e viceversa, (niente di male in un salto di stile cartellonistico).La superficie dei suoi dipinti inesplicabilmente appaiati assomigliano a frammenti di cristallo ricongiunti. I soggetti sono riconoscibili ma rapidamente vengono rovesciati dal quasi malizioso indietreggiamento che l'artista attua per il più delicato pezzetto di gioia di un componimento narrativo diretto.
Alexander Lee (1974, vive e lavora a New York
Maschera le fisionomie di modelli e modelle che appaiono sulle riviste di settore posizionando fibra sintetica sui contorni dei loro volti facendola aderire attraverso l'elettrolisi. I ritratti mascherati possono essere interpretati come metafore della realtà costruita del mondo della moda (da qui il titolo "White dreamland series" - serie della bianca terra del sogno). L'antitesi di differenti consistenze, la lucidità della fotografia e la qualità tattile delle fibra sintetica, accresce il gioco tra il reale e l'inventato. L'area delle immagini iniziali viene oscurata e quindi vengono focalizzate le qualità formali più che i soggetti.
Mentre il mondo mediatico di Lee fa affidamento su colori stridenti e i contorni taglienti degli annunci pubblicitari i suoi protagonisti sembrano respirare e vertere contro i loro background quasi come fantasmi in mondi privi di conflitto.
E' evidente che la così "anti-romantica" natura di de Villeneuve, Peslikas e Lee abbiano un comune denominatore: la morte del sublime.
Tutti loro condividono la stessa nostalgia per la verità perduta. Questo è l'assoluto cinismo di "The same".
Inaugurazione: martedì 14 febbraio ore 18.30
14 febbraio - 7 aprile 2006
The Flat - Massimo Carasi
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(MM Porta Romana)
MILANO - 20122
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