Paolo Grassino - Senza Nome
Dal martedì 28 settembre 2004
al lunedì 15 novembre 2004
Comunicato stampa evento: Paolo Grassino - Senza Nome
La seconda mostra della galleria v.m.21 arte contemporanea diretta da Micol Veller e Maurizio Minuti ospita la prima personale romana dell'artista torinese Paolo Grassino dal titolo senza nome. Tra le opere esposte Grassino presenta una video-installazione, i miei vicini di casa, già proposto a Torino, a maggio scorso, nell'ex fabbrica Nebiolo in occasione della mostra fresh kills (prodotta dalla galleria Giorgio Persano), e una grande scultura, il rottame di un'automobile nera abitata da un branco di cani neri, senza orecchie né bocca. Ciò che caratterizza l'opera di Grassino è l'utilizzo di un materiale industriale come il pvc schiumato. La tradizionale maglia in spugna sintetica che si usa per i tappetini del bagno qui viene scomposta come fosse un gomitolo per essere ritessuta in un lavoro di pazienza certosina, e forse un po' ossessiva, filo su filo a ricoprire lo scheletro delle forme costruite. La morbidezza e la leggerezza del materiale spugnoso, che copre le sagome costruite in polistirolo, è in assoluto contrasto con la durezza delle immagini create rese ancor più aspre dai toni del nero su nero. Le pareti della prima sala della galleria saranno ricoperte dalla stessa maglia in pvc bianca dove poggiano tre sculture a parete, vassoi che contengono forme zoomorfe, difficilmente riconoscibili, pronte per imbandire il tavolo di un banchetto di caccia. Il filo rosso che lega il video i miei vicini di casa e le sculture è una metafora sulla trasformazione continua nella vita delle persone, degli animali, delle cose attraverso il tempo. I miei vicini di casa sono extra-comunitari, clandestini che abitano un'ex officina in demolizione per il recupero urbano dell'area, e che si pagano la pigione con i costosi mattoni di antica fattura che ogni giorno smontano da quelle stesse pareti. I cani che abitano la carcassa dell'auto non sono più i migliori amici dell'uomo, creature docili e domestiche, ma cacciatori, clandestini in cerca di preda per sfamare il branco. Per entrambi, animali o uomini, la vita è una lotta quotidiana per la sopravvivenza. Grassino spiega così il tema della sua mostra senza nome: "la mancanza d'identità, crea sodalizio tra individui che nell'ombra vivono oltre i margini possibili, creando territori paralleli in quei luoghi in attesa di conversione o usati normalmente per i rifiuti e gli scarti. Le loro case non hanno finestre né acqua, né riscaldamento, nulla di ciò che per un cittadino normale è indispensabile. Eppure resistono stoicamente al disagio, alle umiliazioni allo sfruttamento, vivendo in un limbo urbano lontano dal facile paradiso che si aspettavano. Sono lì oltre il muro di cinta delle nostre abitazioni, non su di uno schermo sordo che si possa osservare con indifferenza, si mimetizzano con la polvere per l'illegalità, hanno le mani nere e i denti rotti, aspettano il loro turno pazientemente."