Henri Matisse. La luce del nero
Dal domenica 19 ottobre 2003
al domenica 18 gennaio 2004
Comunicato stampa evento: Henri Matisse. La luce del nero
Il disegno ha accompagnato tutta la produzione di Matisse precedendo e affiancando l’esecuzione di dipinti, sculture, illustrazioni di libri, tappezzerie, ceramiche e carte ritagliate. Matisse, artista alla ricerca perpetua dell’espressione, passa da una tecnica all’altra, senza preoccuparsi della gerarchia dei generi. La pratica del disegno, quindi, non si riduce solo all’esecuzione di schizzi o studi preparatori, ma esplora con i propri mezzi un’identica ricerca rivaleggiando nel risultato per interesse e qualità.
Superato il periodo di apprendistato e dello studio accademico, Matisse sviluppa due stili grafici. Il primo è caratterizzato da un disegno lento e minuzioso che esplora tutte le infinite gradazioni del grigio. Il secondo, invece, si distingue per il tratto puro, semplice, dove la linea illumina il bianco assoluto del foglio di carta. Questi disegni, molto più elaborati di quanto l’apparente facilità d’esecuzione possa far credere, sono il frutto di una lunga meditazione. L’artista ha eliminato tutti i dettagli superflui della composizione e gli elementi scelti sono caricati di significati diversi. Il tratto non indica solo il volume e la posizione nello spazio ma è anche fonte di luce.
È proprio su questo secondo aspetto che la mostra Henri Matisse. La luce del nero intende soffermarsi. Paradossalmente, si vuole dimostrare che Matisse è effettivamente il re del colore proponendo esclusivamente le opere in cui il nero è protagonista assoluto.
Punto di partenza sono Le grand nu del 1906, la sola litografia di questo periodo eseguita direttamente sulla pietra litografica, e Petit Bois clair, incisione su legno realizzata nello stesso anno. E’ interessante notare come, proprio durante il suo periodo fauve, in cui l’uso del colore è il più irreale ed innovativo, il disegno gli permetta di scrutare con esattezza la natura e lo aiuti a sviluppare una nuova scrittura formale.
Tre litografie del 1913-17 introducono ad un nuovo periodo di interesse rivolto da Matisse alla grafica. Per lo più nudi femminili, le opere presentano un formato più ampio e una audacia nella rappresentazione delle forme ben descritta da Nu de trois-quarts, une partie de la tête coupée del 1913.
I cinque monotipi prestati dalla Biblioteca Nazionale di Francia inaugurano il ruolo del nero puro utilizzato “come un colore di luce e non come un colore dell’oscurità”, celebre frase dell’artista a proposito del suo quadro Les Coloquintes, 1916, oggi conservato al Museo d’Arte Moderna di New York. Con i monotipi si realizza l’inversione tra il bianco e il nero, intensificando il contrasto tra i due estremi. La piastra di rame riceve un’inchiostratura uniforme del nero. Non è incisa ma solo sfiorata dallo strumento, il manico del pennello, la punta di matita o altro che vi disegni il tracciato, lasciato in riserva bianco sullo sfondo nero al momento della stampa. Come indica il nome, sono unici per natura e il risultato finale si presenta come il negativo delle acqueforti o litografie contemporanee.
Nel 1938, le incisioni su linoleum arricchiscono di nuove esperienze questa inversione del rapporto bianco-nero. Matisse apprezza la docilità dello strumento che gli permette di variare la larghezza del tratto, di inchiostrare in maniera perfetta il foglio e di offrire al segno un bianco puro. Questi elementi istituiscono all’interno dello spazio del foglio stampato dei rapporti completamente differenti, esaltati dall’opposizione di luminosità degli estremi.
La serie di acquetinte realizzate dal 1946 al 1952 costituisce l’arrivo finale di questa ricerca originale. Questa nuova tecnica gli permette una certa facilità d’esecuzione. Giunge infatti a lavorare il rame nella stessa maniera con cui esegue i suoi disegni a pennello ed inchiostro dello stesso periodo. Il tratto raffinato e fluido, debitore delle arti dell’Estremo Oriente, espande il suo arabesco in un gioco puro e ricercato. Per lo più ritratti, queste acquetinte si liberano dell’obbligo della rassomiglianza esteriore per arrivare “alla trascrizione quasi inconsapevole della significazione del modello”. La linea si imprime sul biancore integro del foglio, esaltando la sontuosità di un nero puro e solenne.
Casimiro Di Crescenzo