(i colori della mia terra)
La mostra è voluta dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Cagliari in collaborazione con il Consorzio Camù e organizzata dall’Associazione Perlate di Walter Marchionni che ne cura anche il catalogo.
L’esposizione comprende venti tele di varie dimensioni frutto di un lavoro recente, basato sullo studio dei segni e dei colori caratteristici della terra natia dell’artista, la Sardegna.
Nasce così una pittura diretta, definibile come pittura cruda, dove non esistono mescolanze di colori. L’immediatezza del tratto e la spontaneità del colore sono i suoi elementi caratterizzanti, i loro accostamenti combinano immagini quasi surreali nel colore, ma delineati da figure, prevalentemente tori e cavalli. Sono colori a campiture larghe e piatte, che combinate trasmettono sensazione forti.
Il colore nero, che troviamo nelle masse rocciose dell’isola dei Sardi, è un nero “magmatico, basaltico”. Tanchis accanto al nero utilizza altre cromie allo stato puro come il giallo, il rosso e il bianco, tutti colori presenti nella variopinta Sardegna.
Le geometrie, costruite dai colori e dalle immagini con tagli obliqui, orizzontali e verticali, definiscono la prospettiva e la profondità delle opere.
SCHEDA A CURA DI WALTER MARCHIONNI
Dopo il successo della mostra “Figurazioni”, accostamento inedito tra Aligi Sassu e Tanchis svoltosi nelle sale della Provincia del Medio Campidano in Sanluri, Tanchis approda nel centro d’arte più importante della Sardegna: l’Exmà.
L’esposizione comprende n. 20 tele di varie dimensioni frutto di un lavoro recente , basatosi a studiare
metabolizzare e ricollocare i segni e i colori caratteristici della sue terra natia; la Sardegna.
Nasce così una pittura diretta, senza preamboli né orpelli.
La pittura di Giò Tanchis , possiamo considerala e definirla “PITTURA CRUDA”; è pittura dove non esistono mescolanze di colori.
L’immediatezza del tratto e la spontaneità del colore sono gli elementi portanti della Sua espressione; gli accostamenti degli stessi combinano immagini quasi surreali, nel colore, ma delineati da figure, prevalentemente tori e cavalli, che ci trasmettono dubbi e certezze, allo stesso tempo, sulla definizione delle immagini stesse.
Sono colori a campiture larghe e piatte, che combinate trasmettono sensazione forti (positive o negative) dove prevale il nero, vero tema ispiratore dell’ultima produzione di Tanchis: il colore nero che troviamo nelle masse rocciose dell’isola dei Sardi , è un nero “magmatico, basaltico”. Tanchis accanto al nero utilizza altre cromie allo stato puro (il giallo , il rosso, il bianco) tutti colori presenti nella variopinta isola di Sardegna, colori accentuati ed esaltati da Tanchis.
Per sua ammissione in trent’anni di vita vissuta in mezzo all’arte, in maniera diretta o indiretta, visitando mostre o a contatto con gli artisti, il suo istinto lo avvicina ai grandi maestri figurativi italiani della seconda metà del novecento : Sassu, Fiume, Guttuso.
Proprio da costoro, che rappresentano quella che può essere definita Arte visiva del Mediterraneo, ne coglie, ovviamente in maniera spontanea , la luce , il colore e l’essenza di un’appartenenza ad una terra ( in questo caso la Sardegna, ma per esteso il Sud dell’Europa, o meglio il Meridione) dove da secoli la luce , i colori del cielo e della terra , ma anche del mare, e ovviamente quelli propri del popolo sardo, si intrecciano con quelli delle popolazioni che l’hanno attraversata: arabi, spagnoli, fenici..
Dalla rappresentazione figurativa di tori e cavalli, si sviluppa anche un concetto quasi “metafisico” (oltre il reale) che troviamo nei paesaggi dove la presenza dell’uomo è latente; è quasi una presenza –assenza; qui l’artista affronta, in maniera positiva, la situazione di solitudine orchestrata dai casolari isolati che si perdono nelle vallate e nei campi di grano o nei terreni da solcare ed arare; oppure da spiagge isolate dove l’unica presenza è un ombrellone , chiuso o aperto. A volte vi è la presenza di elementi meccanici come il trattore, con l’assoluta assenza del fattore.
La solitudine è vista come momento di isolamento da tutto ciò che ci circonda; è quel momento in cui ognuno di noi ricerca in se stesso il proprio “io”; il proprio passato , la propria famiglia. E’ uno status di malinconia che ha la forza di temprarci, di irrorare il nostro spirito di elementi che la quotidianità nel tempo ha contribuito a far svanire.
Le geometrie costruite dai colori e dalle immagini con tagli obliqui , orizzontali e verticali, formano la prospettiva e la profondità che si può cogliere immediatamente o magari scrutando e metabolizzando il dipinto facendolo proprio. Nascono così sensazione personali, filtrate solo dal nostro cervello e dalla nostra immaginazione: ecco perché, l’espressione artistica di Giò Tanchis, si può definire immaginifica.
Inaugurazione sabato 19 gennaio 2008 ore 17.30
19 gennaio - 24 febbraio 2008
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Cagliari
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