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Virginio Quarta - Provocazione della pittura

Dal sabato 22 settembre 2007
al domenica 21 ottobre 2007

Orari:
lunedì/venerdì 9.00/13.00
lunedì e giovedì anche 16.00/19.00
sabato, domenica e festivi: previste aperture straordinarie (Infoline: 089 828210 – 328 8605476)
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Comunicato stampa evento: Virginio Quarta - Provocazione della pittura

Sabato 22 settembre, alle ore 19,00, nel Salone delle Conferenze del Fondo Regionale d’Arte Contemporanea di Baronissi, sarà inaugurata la mostra antologica del maestro Virginio Quarta che presenta uno spaccato dell’esperienza dell’artista salernitano, dalla metà degli anni Cinquanta ad oggi. Si tratta della sua prima antologica, attenta ad una ricostruzione storico critica del suo lavoro: dalla pittura alla grafica, alla ceramica al disegno, scandendo le pagine significative delle vicende salernitane tra la metà del secolo XX e i primi del nuovo millennio. In mostra oltre cinquanta opere provenienti da istituzioni pubbliche e collezioni private, oltre ai dipinti di proprietà dell’artista.

“La mostra antologica che il Frac dedica al maestro Quarta – scrivono nella presentazione il sindaco di Baronissi Francesco Cosimato e l’assessore alla cultura Agostino De Chiara – è l’omaggio di una generazione di giovani di Baronissi che, negli anni Settanta, sono stati alunni del maestro e lo ricordano con grande affetto. Quarta è un artista che ha saputo conciliare l’attenzione per la tradizione, per l’artificio del colore e del segno e le novità offerte, alla sua esperienza, dalle nuove tecnologie di riproduzione. Sono nate centinaia di dipinti che, solo in parte, oggi sono ospitati nelle sale del Fondo Regionale: una pagina di storia che ci tocca da vicino, narrata con l’accento delle cose che abbiamo vissuto”.

“Il lavoro di Virginio Quarta, che è di pittore nel senso più specifico e fin quasi provocatorio – ricorda Enrico Crispolti aprendo le presentazioni in catalogo –, nel 1975 ha assunto una caratterizzazione assai diversa dai suoi precedenti di espressionismo d’intenzione realistica, d’epica proletaria e di lotta sociale. Quarta si è fatto ‘oggettivo’, analizza visivamente le immagini in ogni loro dettaglio, in ogni sinuosità, esprimendovi un pieno ed autentico piacere di pittore. Sono immagini quotidiane, delle mitografie di massa, che Quarta acquisisce dai più tipici e scontati mezzi di comunicazione di massa, e riporta ad una eventualità di pittura, non soltanto dunque praticando quelle ‘nuove nozioni visive’, tipiche appunto dei “mass media” sulla presenza dialettica delle quali si è parlato più di una decina di anni fa, in tema di evoluzione dialettica dell’area del ‘pop art’ e della stessa ‘nuova figurazione’; non soltanto dunque praticando ‘nuove nozioni visive’, ma praticando una sorta di “neopittura” rappresentativa, riscattata in tutte le capacità e seduttività tradizionali, e tuttavia attraverso un’ottica di persuasione visiva che indubbiamente è appunto "post-mass media”.

“La formazione di Virginio Quarta – rileva Marco Alfano curatore del catalogo pubblicato dalle edizioni Plectica – s’iscrive nel dibattito intorno al realismo, ancora vivo a Napoli sulla metà degli anni Cinquanta; un contesto culturale che accoglie il rinnovato interesse per il figurativo, inteso da artisti come Paolo Ricci ed Armando De Stefano, quale mezzo privilegiato ad esprimere la partecipazione agli eventi sociali. È una circostanza che il giovane Quarta ha modo di verificare durante gli studi presso il Liceo artistico di Napoli, e partecipando ad alcune rassegne a Salerno e a Napoli, entrando in contatto alla fine del decennio, con il Gruppo L’Arco, condividendone l’intento di introdurre a Salerno un figurativo in quanto possibilità di rinnovamento, una grammatica del vedere lontana dall’ortodossia neo-realista: è la direzione in cui si collocano le opere dipinte da Quarta negli anni giovanili, caratterizzate dall’apparenza sghemba delle figure, fortemente sintetiche, che guardano all’esperienza d’ispirazione espressionista di Raffaele Lippi, nell’intento di trasporre la figurazione per frammenti, in una poesia lieve, sostenuta da certo tono di mestizia. [...] A partire dal 1975, la pittura di Quarta, che s’iscrive nell’insorgenza dell’iperrealismo fotografico, andrà compresa storicamente inserendola in un contesto più ampio, coniugata al recupero di forme legate all’identità specifica della pittura italiana: si tratta del momento delle opere ‘iperrealiste’ esposte alla personale presentata da Enrico Crispolti alla Galleria La Bottegaccia di Salerno nel 1976; da questo momento la sua poetica comincia a configurarsi quale “provocazione della pittura”; essa, pur condividendone gli esiti formali, prende le distanze dai processi della pittura iperrealista, dai quali intende distinguersi nel giudizio critico sull’aspetto ‘iconografico’, che aveva finito per consacrare, in termini ideologici, “l’immagine dei mass media quale accettazione dell’estetica del consumismo”.

“L’immagine, data come intuizione della forma e tradotta come essenza fondante di un’idea di figura – quasi sempre idealizzata osserva Massimo Bignardi, direttore del Frac-Baronissi nell’introduzione al catalogo – e di paesaggio, è la cifra che sottende, sin dagli anni di formazione, il lavoro di Virginio Quarta. È un’immagine che, se nelle prime esperienze, almeno fino agli anni Sessanta trascriveva una forma percepita dal senso della vista, nel tempo ha accolto i riflessi di quei dettati fatti filtrare dall’anima, con lievitati fermenti della fantasia ora orientata dall’impegno politico, ora dal lirico canto dell’amore, con il quale l’artista narcisisticamente narra di sé e del desiderio che rapiva, e rapisce ancora oggi, il suo sguardo, ora soffermandosi sull’oggettività della realtà, fissando la superficie della materia, e questo con una messa a fuoco iperrealista, spinta al di là, dello still life. Una pratica di ravvicinamento al soggetto che non è guidata da un particolare interesse per l’oggetto o per la composizione che organizza la forma da rappresentare mantenendo fede al dettato del referente, quanto per la natura fisica della materia, della sua superficie intricata nella forma, così determinante fino, quasi, ad assurgere a fondamento dell’immagine.[...]”.

Virginio Quarta (Taranto 1938). Si stabilisce a Salerno con la famiglia all’inizio degli anni cinquanta: dal 1954 al 1958 frequenta il liceo artistico di Napoli, dove studia, tra gli altri, con Eugenio Scorzelli, Guido Tatafiore e Renato Barisani. La sua attività espositiva ha inizio con la partecipazione ad alcune mostre e rassegne nazionali: Giovani pittori salernitani, (1953); Prima Mostra Provinciale d’Arte Giovanile, tenutasi al Centro di Cultura di Salerno (1958); VII Premio Nazionale Biennale di Pittura di Gallarate (1959). Nel corso del decennio seguente si dedica ad un’intensa attività nella grafica pubblicitaria; nel 1971 è invitato alla seconda edizione del Premio Marino Mazzacurati, a Teramo; nel 1972 al Premio Sassetti, Milano, mentre nel 1973 prende parte, con Luigi Paolelli, Paolo Signorino e Matteo Sabino, alla collettiva Quattro pittori salernitani, presentata da Raffaele De Grada alla Galleria La Nuova Sfera di Milano e alla Galleria La Bottega di Ravenna. Dello stesso anno è la prima personale alla Galleria Il Catalogo di Salerno, presentata da Paolo Ricci; nel 1974 riceve da Carlo Levi il primo Premio Marino Mazzacurati di Teramo, dedicato al disegno; dello steso anno è l’invito alla rassegna Arte Contemporanea ’73, tenutasi al Museo Civico di Bologna; nel 1975 è presente alla rassegna Napoli. Situazione ’75, tenutasi a Marigliano. In questo periodo inizia la produzione di opere, accentate da una sorta di iperrealismo, esposte nel 1976 alla Galleria La Bottegaccia di Salerno e presentate da Enrico Crispolti. Del 1977 è la presenza all’interno della collettiva Paolo III e i nipoti, allestita alla Galleria Taide a Salerno; del 1978 sono le personali alla Galleria Lastaria di Roma e al Centro d’Arte Zahir di Napoli. Negli anni ottanta si segnalano numerose mostre personali; alla Galleria Il Catalogo di Salerno (1984, 1988), alla Galleria Il Babuino di Roma (1987, 1988), e le altre tenutesi alla Galleria Il Punto di Ravello (1988), allo Studio Effe di Castel San Giorgio (1989), alla Galleria Il Portico di Cava de’ Tirreni (1990). Dagli anni novanta s’interessa alla ceramica, presentando i suoi lavori in alcune personali e nelle edizioni del Premio Nazionale Viaggio attraverso la Ceramica di Vietri sul Mare (2001 e 2003). Nel 2003 è invitato ad esporre le ceramiche alla rassegna Artigianato Metropolitano, tenutasi a Torino a cura del Museo d’Arte Contemporanea del Castello di Rivoli. Tra le recenti personali si segnalano quelle di Palazzo Sasso a Ravello, nel 2004 e nel 2005. Del 2006 è la sua presenza alla mostra Transiti permanenti, curata da Massimo Bignardi al Fës Show Room di Minori. Dal 2005 una sua opera è nella Collezione Permanente del Fondo Regionale d’Arte Contemporanea di Baronissi.

(Ufficio stampa Paola Florio, segreteria organizzativa Fabiola De Chiara)

Inaugurazione sabato 22 settembre 2007 ore 19.00

22 settembre – 21 ottobre 2007

FRAC- Fondo Regionale d'Arte Contemporanea
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