Galleria Civica Giovanni Segantini - Dettaglio evento

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2a Edizione del Premio di Fotografia Contemporanea "Federico Vender"

Dal Thursday 06 November 2003
al Wednesday 26 November 2003

Comunicato stampa evento: 2a Edizione del Premio di Fotografia Contemporanea "Federico Vender"

COMUNE DI ARCO
Assessorato alla Cultura


2a Edizione del Premio di Fotografia Contemporanea
“Federico Vender”


L´assessorato alla cultura del Comune di Arco di Trento presenta la seconda edizione del “Premio di Fotografia Contemporanea Federico Vender” con la direzione artistica di Fulvio de Pellegrin.

Federico Vender Schio Vicenza 1901 – Arco di Trento 1999.

Federico Vender visse dal 1987 al 1999 ad Arco di Trento, scelse le sponde del Lago di Garda e la tranquillitá della località trentina dopo una vita trascorsa nell´arte fotografica e la scena artistica italiana ed internazionale. Frequentò il Circolo Fotografico Milanese (1930), con Guido Pellegrini (l´allora presidente) e con Ferruccio Leiss, Alfredo Ornano, Giò Ponti, G. Pagano, M. Bellavista, Luigi Veronesi, Rodolfo Namias editore de “ Il Progresso Fotografico”, osservando le idee della emergente American Straight Photography con Stieglitz, Strand, e la tedesca “Neue Sachlichkeit” con Renger Patzsch and Herbert Bayer.
Fu in seguito direttore artistico dello stesso Circolo Fotografico Milanese, e tra i primi artisti italiani ammessi al prestigioso FotoSalon di Londra e fondatore nel 1947 dello storico gruppo de “La Bussola” insieme a Giuseppe Cavalli, MarioFinazzi, Ferruccio Leiss, al quale si unirono successivamente Alex F. Stappo, Mario Bonzuan,Walter Faccini, Ermanno Marelli, Vincenzo Balocchi e Mario Giacomelli.
Artista sperimentatore di nuove soluzioni chimiche fotografiche ed accessori autocostruiti per le riprese e l´illuminazione in studio, fu anche collaboratore dell´Industria fotochimica di Alfredo Ornano, della Ferrania in Liguria e dell` Agfa Italia ed inoltre per le tedesche Linhof e Carl Zeiss.
È quindi doveroso rendere omaggio alla sua opera ed alla sua figura di artista tramite questo Premio che porta il suo nome, altrettanta forza espressiva e ricerca troviamo nelle opere delle artiste ed artisti invitati a questa seconda edizione.
Otto artisti invitati dalla direzione artistica di Fulvio de Pellegrin che propone otto diverse e distinte personalità di ricerca ed applicazione di concetti e contenuti tramite la applicazione di molteplici processi realizzativi, otto artisti europei per il premio 2003.

Per la giuria ufficiale di questa seconda edizione incontriamo:
Enrica Viganò, critica di arte fotografica, collaboratrice a Photespaña a Madrid, art director del Festival di fotografia di Cesano Maderno;
Vittoria Ciolini, critica d´arte e direttrice della Galleria ed associazione Dryphoto a Prato,
Riccarda Turrina critica d´Arte e collaboratrice del MART, Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto.

Dal 6 novembre fino al 23 novembre si esporranno le opere presso l ´Atelier Segantini al Palazzo dei Panni ad Arco. Catalogo bilingue disponibile in mostra

Gli artisti invitati alla seconda edizione sono:

Josè Ramon Bas Carlo Andreasi)

Giuseppe Zanoni Pavel Pecha

Sabine Schnell Nikos Evangelopoulos

Iska Jehl Alessandro Bavari

Inaugurazione Giovedì 06 Novembre alle ore 20.30 allo Spazio Atelier Segantini,
Palazzo dei Panni, Via G. Segantini, 9 Arco Trento Italia
Aperto dalle 10.00 – 12.00 fino alle 15.00 – 19.00 , chiuso il Lunedì

Per ulteriori informazioni si prega di rivolgersi agli indirizzi qui sotto riportati:

Ufficio Attività Culturali Comune di Arco Trento
Sig.ra Giancarla Tognoni Tel 0464-583608-Fax 0464-583615
Email: cultura@comune.arco.tn.it

Email premio: premiovender@gmx.net

Artisti invitati alla seconda edizione del Premio di Fotografia Contemporanea
“Federico Vender”
Palazzo dei Panni
Via G. Segantini, 9
Arco di Trento 06 – 23 novembre 2003

Direzione artistica di Fulvio de Pellegrin
Coordinamento e ideazione Giancarla Tognoni




Alessandro Bavari
SODOMA E GOMORRA, un Reportage dalle Città Perdute

Di Sodoma e Gomorra nessuno sa nulla.
L'unica testimonianza dell'esistenza di Sodoma e Gomorra viene tramandata dal Libro di Genesi. Qualcuno pensa che siano sommerse sotto le acque pesanti del Mar Morto e che, come accadde anche a Pompei, ad annientarle sia stato un cataclisma naturale. Senza dovermi scontrare con il colosso dell'Archeologia ho deciso quindi di affrontare il tema, secondo un preciso itinerario, immaginando paesaggi, ritratti, ambienti ed oggetti, e ripercorrendo un viaggio simile a quello che Italo Calvino fece trent'anni prima ne “Le Città Invisibili” dove, attraverso gli occhi di Marco Polo, visitò città apparentemente credibili:

“Le città sono tutte inventate; le ho chiamate ognuna con un nome di donna:
Procopia, Zenobia, Cloe, Ipazia, Zora, Fillide, etc (...).”

Alcune delle sue principali mostre sono: Galleria Jungle Art a Parigi (2003), Mimi and Ian Rolland Art and Visual Communication Center , University of Saint Francis, Fort Wayne-USA (Pittura e Fotografia 2002); Digital art, Adobe, The Imagination Gallery South Crescent, London (1999);" Digital Hall of Fame ", NewCAT (New Center for Art & Technology), Cleveland, USA, (2002); Echo Gallery, Chicago, USA (2002); "Lumo 2001: Passion", 5th international triennial of Contemporary photography Jyvaskyla Art Museum, FINLAND, (2001); " Visions & Redemption: Works by Alessandro Bavari and Quintin Gonzalez ", RMDAC gallery - Denver, USA, (2001).
Ha pubblicato su “ZOOM” Italia, 2003; “Immagini FotoPratica”, 2003; “Art and Design”, China, 2003; “Création Numérique” Francia, 2002; “Etapes” Art Magazine, Francia, 2002; “Chinese Photography”, China, 2001. Nel 2000 vince a Copenhagen al “Digital Hall of Fame Award” nella competizione per realizzazioni in 3D; nel 1997 il premio europeo "Photo-realistic images" a Londra presentato dalla Adobe “The Power of Design”.



Carlo Andreasi
Stato di transizione

Da sempre mi interesso all' ambiente urbano in quanto proiezione psichica ed esistenziale e all' identità come rapporto tra globalizzazione e particolarismo.
In questi contesti sviluppo delle serie fotografiche o altri tipi di interventi, dove le immagini traggono significanza più dal rapporto che intrattengono tra di loro e con lo spazio che le ospita, che all'interno delle loro singolarità.
La ricerca di un senso aleatorio e un'apertura perennemente presente ad ogni contributo esterno, sono pratica essenziale del mio modo di agire.

È nato a Legnago Verona nel marzo del 1969.
Fotografo autodidatta, ha conseguito nel 2003 il D.N.A.P. (Diplôme National d'Arts Plastique) presso l'Ecole Supérieure d'Art “Le Quai” a Mulhouse in Francia.







Giuseppe Zanoni
“O r i z z o n t a l e”

La produzione sfrenata delle immagini nel mondo odierno non è parallela alla crescita visiva dell´attenzione umana; il fenomeno si manifesta con un'abitudine alla visione anestetizzata.
La mia ricerca produce un metodo per organizzare lo sguardo; l´uso della striscia negativa o positiva per intero è per avere una chiave di lettura veloce come le immagini cinematografiche ma ferma per la nascita di esse in un tempo minimo. Il trascinamento della pellicola avviene in modo manuale, con questo sistema decido in che punto bloccare la striscia per lo scatto successivo; questa frammentazione dell´ attimo, in fase di ripresa, ha la funzione di far „uscire“ l´immagine dalle rappresentazioni simboliche per un´ azzeramento totale del livello del processo percettivo.
Il mio lavoro si colloca tra la visione ed il ridimensionamento della realtà come allusione allo spaesamento per tutte le immagini prodotte ed utilizzate nel quotidiano. G. Z.

Nato a Monte Argentario nel 1970. Studia fotografia presso la scuola Infor-Accademia di Roma nel 1985. Dal 1993 collabora come free lance con varie agenzie fotogiornalistiche Sestini, Makros, Focus, Olympia, Grazia Neri, Contrasto, Gamma. Nel 1999 realizza “Il Bombo”, un progetto fotografico riguardante il concetto della miniaturizzazione percettiva e sul rapporto spazio/tempo
Nel 2000 pubblica il libro “Gocce d’ Argento”, Laurum Editrice.


Iska Jehl
Barbie Forever

Nella sua serie „Barbie Forever“ Iska Jehl ci presenta immagini assomiglianti a quelle di un catalogo di mobili d´arredamento, le quali a prima vista non si differenziano molto da un campione tipico.
Stanze spaziose con grandi finestre aperte verso l´esterno con comode combinazioni di mobili a risvegliare il desiderio per una “vita migliore”, per muoversi all´interno di uno spazioso appartamento o di una casa rappresentativa, per la qualità del Design, per la sistemazione della nostra casa con un chiaro e definito accento, pochi accessori ma alla moda.
Comunque l´inusuale formato di queste immagini irrita: tutte sono rotonde e con una prospettiva distorta, riprese realizzate con obiettivi fish-eye, con la curvatura delle linee perpendicolari verso i bordi.
Queste immagini divengono così velate e confuse ma nel loro centro rimangono chiaramente nitide.
Si ha l´impressione di osservare questi ambienti attraverso uno spioncino, in un mondo che non è destinato ai nostri occhi. In questo modo l´osservatore senza alcun dubbio – inizialmente forse inconsciamente – è proiettato nel ruolo di un Voyeur.
A chi appartiene la stanza che stiamo osservando ?
Il titolo Barbie Forever offre un cenno, allude a qualcosa. Si osservi i mobili più da vicino e si noterà
– forse non tutti – che sembrano leggermente irreali. Veramente questi mobili non appartengono al mondo definito degli adulti, questi arredamenti sono infatti una miniatura in scala 1:6, modelli dalla serie delle case per le bambole della linea “Mattel giocattoli”; qui seduti normalmente incontriamo Barbie, Ken ed i loro amici.

Iska Jehl è nata a Norimberga nel 1966. Lavora e vive a Monaco di Baviera.
Dal 1985 al 1998 frequenta gli studi alla Università dell` Arizona ed alla Accademia di belle Arti a Monaco di Baviera. Dal 1999 è direttrice del Dipartimento dei New Media nella stessa Accademia.
Nel 2000 vince il Premio della Cassa di Risparmio a Recklinghausen.
Alcune delle sue principali esposizioni sono: Kunstraum Dornbirn, Austria (2003); Farm Art Space, Missoula, Montana, USA (2003); Galerie Albrecht, München (2003, 2000); International Festival of Digital Image, Praga (2003); Gallery Van den Berge, Goes Olanda (2002); Kunsthaus Raskolnikow, Dresda (2002); Gallery Pedro Cera, Lisbona (2001); Kunstverein Heidelberg (2001); Biennale Internazionale di Fotografia, Cordoba (2001); Kutscherhaus and Kunsthalle Recklinghausen (2000; 1997); Landesmuseum Hamburg Altona (1999); Nationalgallery Bratislava (1998); Gallery B. Wassermann Munich (1995; 1994).






Josè Ramon Bas
UNGUJA

Il tempo ci avvolge come per magia, siamo suoi schiavi, nel tempo ci muoviamo e ad esso rivolgiamo tutti i nostri movimenti.
Il viaggio ci sorprende ed imprigiona alimentando un anima desiderosa di conoscere, sperimentare….
Ciascun viaggio ci trasporta sempre più vicino a siti sconosciuti dentro di noi stessi.
Le immagini ci portano verso luoghi e sogni che permangono nel nostro interiore, solo per questo, per quanto sia poco, vale la pena addentrarsi in esse.

Nato a Madrid nel 1964.
Nel 1985 frequenta gli studi di fotografia e video presso l´ IDEP, Istituto Politecnico di Barcellona.
Le sue principali esposizioni personali sono: Galleria Berini a Barcellona, (2001, 1999, 1998); Photoespaña, Madrid (1999, 1998); Encontros de Imagen, Braga (1999); Arade Space, New York (1996).
Principali mostre collettive: ARCO, Madrid (2002, 2001, 1998); Art Fair Cologna (2001); Art Fair Francoforte (2000, 1999); Expoarte Mexico (1997); Espai 13 alla Fondazione Miró, Barcellona (1997); Fotobiennale di Vigo (1998); Gramercy Art Fair a New York (1998); Kunstverein Gütersloh (2000); Paris Photo (2001).
Nel 1996 vince la borsa di studio del ‘Fotopress 97’, Premio della Fondazione La Caixa, con la serie di opere “Cuba en el Ojo”.
Dal 1985 vive e lavora a Barcellona.


Nikos Evangelopoulos
“The wedding”

Splendore, splendore raggiante ed in seguito non si vedeva niente. I fiori di ciliegio sono ora sbocciati sull´albero. Pioggia mortale, potere umano, esso accadrà ancora, gli anni sono trascorsi.
Mascherati noi torniamo alla città ed io vagabondo per le strade, silhouette ovunque. Una silhouette, un continuo cambio di materiale.
Egli è eletto per essere uomo, istruito a preparare il piano. La donna, un mito sacro, un dono alla espressione maschile. Quotidianamente noi veniamo schiacciati dalle nostre figure, ombre sulle pareti e nelle strade della città. Io taglio le figure e le ammucchio nei miei cassetti. Figure umane che trasformo in immagini. Parti di immagini di una incessante rappresentazione. Figure senza senso nella monotonia, cercando una via di uscita. Fuori il ciliegio sta tuttavia sbocciando.
Calano le tenebre, la ragazza piange e piange sempre più per calmare se stessa.
Lei si avvolge nei suoi fragili abiti di carta e scivola nel silenzio. Io apro il mio cassetto e raccolgo le mie figure, tutto rimane uguale ed allo stesso tempo così differente.
Mi sforzo di ricomporre la realtà. Una volta mi dissero che era piena di significato ed essa lo è……. N. E.

Nato ad Atene nel 1964, frequenta gli studi di disegno d´Architettura presso l´istituto di Design Petra di Atene. Dal 1992 al 1995 studia fotografia, video e nuove tecnologie presso l´istituto Focus sempre ad Atene. Nel 1994 segue le specializzazioni con interviste e workshop all´Istituto Surrey in Inghilterra.
Le sue principali mostre sono: nel 1997 “self portrait” Centro della Fotografia a Thessaloniki; nel 1997 “Dieci anni della giovane fotografia greca” al Quarto Mese Internazionale della Fotografia di Atene;
21st International Photofestival di Knokke-Heist in Belgio 1999; “Les Gens et les Livres” 20e Salon du Livre a Parigi nel 2000. A Bratislava all´undicesimo Month of Photography con il lavoro “well trained figures” presentato alla galleria Palffyho Letni Svdlo nel 2001. Attualmente lavora come fotografo freelance ed insegna fotografia creativa ad Atene.













Pavel Pecha
“Il mio Teatro Intuitivo”

Nel ciclo Il mio Teatro Intuitivo noi incontriamo dei riferimenti dell´artista, membro del gruppo patafisico, verso il surrealismo e il dadaismo. Pavel Pecha, nell´ irrazionale associa elementi invisibili avvicinandoli tra loro ed in questo modo le relazioni prendono posto attraverso diverse situazioni assurde, le quali sono congelate dal´atto fotografico. Pecha fissa l´istante, blocca l´idea, crea un mondo irreale.
”(…) Egli spersonalizza le figure. L´uomo è una figura dormiente. La bicicletta sul tavolo, fissata in un punto mai si muoverà. Quelli seduti al tavolo mai si sazieranno. Echi del subconscio. Un mondo proprio, spazio per una propria esistenza.”
Pavel Pecha intensamente crea un´illusione dell´infinito, spazi maestosi, rituali, riti i quali evocano associazioni a tempi storici remoti, i miti relativi all´umanità….
Pavel Pecha come Miro Svolik lavora anche in esterni. Pavel Pecha fu il solo ad alterare il paesaggio con l´uso di un basso orizzonte e la illusione in un palcoscenico sovraffollato con visioni e sogni ansiosamente provate dall´uomo moderno.

Pavel Pecha, Kremnica 1962, attualmente vive a Trnava nella regione slovacca dove ha potuto trovare la giusta ambientazione per questa opera, Dream fields. Artista che ha frequentato gli studi al dipartimento di fotografia del Famu a Praga,1989-1994. Fondatore della associazione Patafisica di Trnava, dalla quale ha mosso le prime intervenzioni artistiche con la fotografia, patafisica, (Nine-speed cloudy bicycle), surrealismo ed il teatro dell´assurdo.



Sabine Schnell
Sympathy for the black & red, 1995 / 2003


... qui, nello spazio dell’immagine digitale, che ha inizio il gesto pittorico vero e proprio, nel quale si manifesta il desiderio di creare immagini. la composizione nasce come atto di interpretazione, come materializzazione di un potenziale aperto. Il colore diventa portatore di significati voluttuosi, sensuali, ampi. Altre volte è così delicato e trasparente come un acquarello. Nella maggior parte delle immagini vediamo persone, ma non in quanto individui, bensì come caratteri esemplari, figure nello spazio con qualità piuttosto scultoree che psicologiche. Sagome che emanano nei loro gesti vitalità e dinamicità. Esseri che sembrano dissolversi, ai limiti tra riconoscibile e astratto, tra umano e animale. La particolarità di queste immagini è la trasformazione in azione, la metamorfosi.
Le fotografie di Sabine Schnell ci mostrano procedimenti e aree di trasformazione e ci immergono in un mondo di percezioni e strutture che mutano.
Dott.ssa Nicoletta Torcelli

Nata ad Hannover, vive a Freiburg in Breisgau – Germania.
Nel 1986 studia all` istituto di Design a Basilea in Svizzera ed in seguito dal 1987 al 1992 presso la Folkwangschule di Essen.
Dal 1991 al 1994 lavora come fotografa per il teatro di Freiburg e per vari progetti fotografici.
Nel 1995 apre il proprio studio per Grafica e Fotografia .
Ha esposto a Freiburg, Essen e Lisbona. È di recente pubblicazione una sua monografia dal titolo “Escaping balances “, edita dalla galleria Contacto Directo di Lisbona.


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