Wesselmann | Jaar | Galegati
Dal martedì 07 giugno 2005
al domenica 18 settembre 2005
Comunicato stampa evento: Wesselmann | Jaar | Galegati
Tom Wesselmann
Alfredo Jaar
e
Stefania Galegati
Conferenza stampa
martedì 7 giugno 2005, ore 11.00
Inaugurazione
Martedì 7 giugno 2005, ore 18:30
Apertura
8 giugno 2005 – 18 settembre 2005
MACRO – Museo d’Arte Contemporanea Roma
Via Reggio Emilia, 54 - Roma
TOM WESSELMANN (Sale MACRO) a cura di Danilo Eccher
Nudi monumentali di quasi due metri e mezzo, nature morte imbandite di toast e coca cola, sigarette baciate da labbra laccate di rosso, giochi di colori che s’inseguono in un balletto astratto. “Nudi”, “Nature morte”, “Fumo”, “Astratti”. Tutto il repertorio sgargiante, edulcorato e fumettistico di Tom Wesselmann va in scena al Macro, in quella che può essere considerata la prima grande mostra italiana dedicata ad uno dei massimi protagonisti della stagione “Pop” americana, insieme a Warhol, Lichtenstein, Oldenburg e Rauschenberg. Il percorso espositivo - allestito nelle quattro Sale MACRO - raccoglie circa 30 opere che vanno dal 1963 al 2004, privilegiando le tematiche più significative della ricerca storica di Wesselmann. I Nudes, con i dettagli stereotipati del sex appeal femminile molto cinematografico, come le grandi labbra rosse, le chiome bionde o nere, i seni stilizzati da pin-up, espressi per esempio, da “Sunset Nude with Matisse apple pink tablecloth”, del 2003 o “Great American Nude #53” del 1964. La serie degli Smokers, dove Wesselmann esegue blow-up pittorici su seducenti labbra di donna nell’atto di fumare una sigaretta che sprigiona una coreografia di fumo d’un velato erotismo, esemplificato da lavori come “Smokers#15” del 1974. Ancora, le Still Lives, la serie delle nature morte in cui Wesselmann lascia sfilare prodotti made in Usa figli dell’epoca del consumismo di massa e della pubblicità, come racconta “Still life#35” del 1963. Infine, gli Abstracts, balletti di forme e colori liberi, come “Five spots” del 2004. Prologo alla mostra, la monumentale scultura “Tulip”, realizzata da Wesselmann nel 1983, ed esposta nella Galleria Vetrata del Museo. L’evento espositivo, il primo dedicato all’artista da un museo pubblico italiano, è curato da Danilo Eccher, ideato e definito con l’artista stesso prima della sua prematura scomparsa (avvenuta nel mese di dicembre), e si avvale della collaborazione del Whitney Museum di New York.
Per l’occasione, sarà pubblicato un catalogo bilingue, edito da Electa, con testi critici di Danilo Eccher, Achille Bonito Oliva, Connie Glenn e Marco Livingston.
ALFREDO JAAR (Sale Panorama) a cura di Dobrila Denegri
“Che cento fiori sboccino”
Cileno, residente a New York, Alfredo Jaar è artista, architetto e film-maker, attivo e riconosciuto sulla scena internazionale fin dalla metà degli anni ’80. Ha realizzato opere con un forte senso di coerenza e responsabilità sociale, affrontando temi di grande urgenza e rilevanza che l’informazione pubblica spesso tende ad omettere.
Alfredo Jaar presenta l’istallazione “Che cento fiori sboccino” appositamente concepita per il MACRO, che prende spunto dal Movimento dei Cento Fiori promosso da Mao Tse-Tung negli anni ’50 in Cina. Mao si rivolse agli intellettuali con i versi di una antica poesia cinese “Che cento fiori sboccino, che cento scuole di pensiero si contendano” tentando di avviare un movimento di apertura e confronto che ebbe come esito una feroce critica rivolta alla dittatura. Questo fu la causa di una efferata campagna di repressione di qualunque forma di pensiero libero e di creatività.
Questo episodio storico diventa metafora e spunto per riflettere sull’attuale rapporto tra il mondo della cultura, quale luogo di complessità e coesistenza di diversità, e tutte quelle forze che tendono al controllo, alla repressione e all’omologazione.
Facendo riferimento al Movimento dei Cento Fiori, Jaar crea un’installazione concepita come un “giardino ideale” con cento fiori diversi, la cui crescita è condizionata da forze contrastanti: quelle che preservano la vita (acqua e luce) e quelle che la minacciano (il gelo e il forte vento), evidenziando la fragilità e la vulnerabilità di tutto ciò che i fiori simbolicamente rappresentano.
Questa drammatica scena è accompagnata da un video che riprende, in un’immagine quasi fissa, la tomba di Antonio Gramsci situata nel Cimitero Acattolico di Roma, perché proprio allo straordinario filosofo politico italiano è dedicata l’opera. L’intervento di Alfredo Jaar a Roma vanta anche un doppio evento letterario. Da un incontro diretto e un dialogo serrato con l’artista cileno, Gianni Vattimo ha realizzato un testo inedito per il catalogo della mostra, insieme alla nuova pubblicazione del poema di Pier Paolo Pasolini “Le ceneri di Gramsci” .
Per l’occasione sarà pubblicato un catalogo bilingue edito da Electa, con testi critici di Gianni Vattimo, Jeff Derksen e Neil Smith, Dobrila Denegri. “Le ceneri di Gramsci” Pier Paolo Paosolini.
STEFANIA GALEGATI (Sala Panorama) a cura di Cloe Piccoli
Nata a Bagnacavallo, in provincia di Ravenna, nel 1973, vive e lavora tra New York e l’Italia. La sua opera, che si muove liberamente tra varie tecniche e mezzi espressivi, si concentra sull’ambiguità del rapporto che esiste tra realtà e rappresentazione, verità tangibile e percezione soggettiva.
Il percorso dello sguardo e i suoi limiti, gli automatismi e le lacune del nostro modo di vedere, come i “vuoti nell’abitudine” ossia ciò che non riusciamo a distinguere perché viziati da una maniera comune di percepire la realtà, sono oggetto di tanti suoi lavori.
Nella sala Panorama del Museo, Stefania Galegati porta l’ “Amazzone Ferita”, una famosa scultura antica presa in prestito dalle collezioni archeologiche romane dei Musei Capitolini. Il progetto elaborato dall’artista si basa sulla collaborazione tra le varie Istituzioni del Comune di Roma, la Sovraintendenza ai Beni Culturali, i Musei Capitolini e il MACRO, allo scopo di avviare nuove sinergie e interazioni tra il mondo dell’arte antica e i codici espressivi propri del linguaggio contemporaneo. L’Amazzone Ferita, decontestualizzata dalla sua collocazione originaria, si presenta ora al MACRO come un ready-made all’ennesima potenza, cogliendo il pubblico di sorpresa con una soluzione assolutamente inaspettata dal forte impatto emozionale, che sposta l’attenzione dell’osservatore sulla pelle e sull’intensità della scultura. L’artista, infatti, costruisce intorno ad essa una struttura architettonica ideale pensata sia per esaltarne l’intensità e le potenzialità espressive, sia per valorizzare l’identità del personaggio rappresentato. La figura dell’Amazzone, infatti, evoca la mitica donna-guerriero, capace di unire a una forza tipicamente maschile una delicatezza propriamente femminile. La scelta del soggetto, dunque, fa leva sulle valenze simboliche insite nell’iconografia dell’Amazzone. “La trovo molto intensa di per sé, nel modo in cui riesce a trasformare in percezione la complessità della storia che si porta dietro – spiega Stefania Galegati - Prima di tutto la mitologia delle amazzoni, popolo di donne guerriere. Mi interessa come nella cultura greca, che poi è l'origine della nostra 'cultura occidentale', si desse molta più attenzione alla ricerca sull'idea di diverso, che a quella sull’ idea di bellezza. Se pensiamo alla condizione della donna nella Grecia antica, le amazzoni dovevano essere viste come una sorta di mostruosità. Non era pensabile una civiltà dai ruoli sociali interscambiabili… Non voglio parlare di femminismo, ciò che mi interessa è l'ambiguità del mito delle amazzoni: era considerato un argomento talmente importante da essere rappresentato nel Partenone e talmente irrisolto da farci discutere ancora oggi di una possibile uguaglianza di ruoli fra uomo e donna. C'è un'immagine che mi pare dia il senso di questa complessità: quando Achille uccise la regina delle amazzoni, nell'assedio di Troia, si innamorò del suo viso morente” (dall’intervista di Cloe Piccoli pubblicata nel catalogo della mostra).
Per l’occasione sarà pubblicato un catalogo bilingue edito da Electa con testi critici di Cloe Piccoli, Anne Ellegood.
Scheda informativa:
direttore: Danilo Eccher
mostre: “Wesselmann” , “Alfredo Jaar”, “Stefania Galegati”.
sede: MACRO, Via Reggio Emilia 54 – 00198, Roma
durata mostre: 8 giugno – 18 settembre 2005.
orario del MACRO: da martedì a domenica 9.00 – 19.00; festività 9.00 - 14.00; (lunedì chiuso)
ingresso: 1 Euro (iniziativa valida fino al 30 settembre 2006); gratuito sotto i 18 e oltre i 65 anni
info: 06-6710 70400 – Fax: 06-8554090 - macro@comune.roma.it-
sito web: www.macro.roma.museum
servizi didattici: Dipartimento Didattica – tel. 06 6710 70423/25
servizi al pubblico: bookshop, caffetteria, mediateca, videoteca, postazioni multimediali
referente del Macro per la stampa: Laura Larcan: tel. +39 06 6710 70415
l.larcan@comune.roma.it
ufficio stampa ELECTA:
Ilaria Maggi: tel: 02-21563250 - imaggi@mondadori.it