Si inaugura sabato 29 settembre 2007 alle ore 18.00 la mostra "Focus sul MAP: Marcolino Gandini dai Sessanta al Duemila" nelle sale espositive del Castello di Monteruzzo di Castiglione Olona.
L'iniziativa, promossa dall'Assessorato alla Cultura della Città di Castiglione Olona in collaborazione con la Castiglione Olona Servizi srl, ripercorre la carriera artistica di Marcolino Gandini dagli anni del Polimero Arte, laboratorio di sperimentazione artistica della Mazzucchelli Celluloide, fino ai giorni nostri.
Le trenta opere in mostra, disposte sui due piani del Castello, sono state scelte sia con l'intento di rievocare l'esperienza del Polimero che di ribadire la naturale propensione di Castiglione Olona ad accogliere e promuovere le diverse espressioni artistiche.
PENSARE IN PITTURA
di Marcolino Gandini
Pensare per essere: la pittura si realizza sul pensiero, alla base del dipingere si pone il pensare ed il pensiero si sviluppa a sua volta sulla base della realtà e dei modi attraverso cui la si esperisce e considera.
È questo fenomeno complesso che si trasmette da sé e la realtà stessa e l’ambiente, il modo attraverso cui si trasmette e si percepisce e valuta è la fonte del dipingere e del manifestarsi attraverso la pittura.
La poesia, la sensibilità, la conoscenza ed il sapere sono fatti che si collegano ed alimentano e preesistono, sono semi che attraverso lenti e graduali processi di vita ed esperienza portano, quasi un filo connettivo, alla finale operazione del dipingere per esprimere e manifestare e per costruire: visioni, riflessioni, relazioni in costante continuità di sviluppo.
Il legame tra la vita e la pittura è quindi profondo e si articola attraverso una complicata attività di relazioni, scambi ed influenze e partecipazioni.
Nel fare pittura confluisce una varia e convergente sinergia di molte componenti che dipartono e derivano concomitanti in una coesistenza e contemporaneità parallele.
Il dato creativo del fare pittura si restringe e diviene un atto singolo e personale che registra e documenta la realtà e non la separa dalla vita, ma ad essa la congiunge e ne diviene espressione visiva e comunicativa.
La pittura può essere fondativa, ma documento e riflessione di sintesi su di un ampio spettro di realtà attraverso un processo articolato, vario e costruttivo; la pittura infatti costruisce soprattutto autonome visioni e costruzioni frutto di una architettura prodotta dalla mente che vede e valuta e trasmette e propone inseguendo veridicità e credibilità nel fare e nel sentire.
Quanto ho detto fin qui, poggia sul presupposto che oggi il pensiero possa essere considerato una realtà ed un comune modo di procedere nel porre le basi della propria esistenza o del proprio modo di esistere.
Ma può davvero essere così? Si può effettivamente credere che sul pensiero poggi l’esistenza e l’espressione? Qui nascono infatti i dubbi.
Il pensiero è un atto che possiede e necessita di una estensione temporale, cosa ormai insolita quando l’impazienza, la frenesia, la fretta riducono sempre più il percorso della riflessione al punto da renderla indesiderata e non necessaria ricorrendo in sostituzione all’istintualità, alla reattività, all’immediatezza oggettiva del riscontro reattivo.
Si è arrivati a supporre che tutto ciò possa essere sostitutivo ed analogo al processo del pensiero e che arrivi a produrre gli stessi risultati.
Io fermamente credo che ciò non sia, credo anzi, al contrario, che il pensiero, la riflessione debbano ancor oggi nonostante tutto essere alla base delle realtà e del fare, credo anzi che siano non poche le cose preziose perdute o dimenticate nel tempo dall’uomo e penso che molte di esse debbano essere recuperate nella loro funzione e nei meccanismi vitali attraverso cui noi uomini un po’ particolari costruiamo la nostra realtà ed il modo di conoscerla.
Tanti sono i modi di vedere e concepire i processi mentali e i tempi che li accompagnano e attraverso cui si realizzano. Non esiste un modo unico di procedere, tutto appartiene a quella sensibilità individuale che veramente è alla base di qualsiasi iter riflessivo e indagatore.
A ciascuno le proprie scelte e la propria necessaria coerenza.
Il concetto di pensiero e l’uso che di esso si può mettere in azione, nello svolgere la professione del pittore, rimane, in ogni modo, il dato fondamentale della propria attività ed il proprio atteggiamento, sia per quanto concerne se stessi, quanto per il rapporto che s’intende tessere tra sé e il contesto operativo.
Intorno a questa base si possono prendere in considerazione altri argomenti, non in contrasto, ma anzi indispensabili per quella complessa operazione del dipingere e del costruire, come già si è affermato, in pittura. Parlo della fantasia, della creatività, dell’invenzione, della meraviglia e del sorprendere: tutte realtà che entrano in attività nel complesso mondo del fare e che possono, premendo più sull’uso dell’una che dell’altra, caratterizzare in senso diverso quel che si fa e come lo si fa.
Infatti la pittura può essere infinite cose, può suggerire e provocare, può accogliere soluzioni e risultati, può e deve proporre: raramente riesce a risolvere e a concludere. Ma già soltanto questo è un aspetto fondamentale per raggiungere quel fine indispensabile del comunicare e trasmettere, mettendo con ciò in moto processi concatenati di trasmissione e contatti.
La soggettività che deriva da queste considerazioni è un dato che io considero fondamentale, l’oggettività in pittura mi sembra in qualche modo improponibile e difficilmente definibile nei modi e nei valori possibili.
Mille proposte a confronto o in scontro producono e provocano una dinamica di vita e vitalità.
Note biografiche
Marcolino Gandini è nato a Torino il 6 marzo 1937. ha iniziato il suo rapporto con la pittura molto presto, frequentando a Torino lo studio Felice Castrati.
Sul finire degli anni Cinquanta frequenta l’ambiente torinese, partecipando alle mostre giovanili in compagnia di Ruggeri, Saroni, Soffiantino, Carena, Mondino, Aimone, Francesco Castrati, Tabusso. Si ricordano le esposizioni annuali della Società Promotrice delle Belle Arti, e la rassegna della giovane pittura piemontese a Ivrea.
La sua prima mostra personale avviene in seno alla rassegna universitaria nel 1958 e, successivamente, nel 1959 all’Unione Culturale.
Fin da allora Gandini ha sempre avvertito la necessità di oltrepassare le mura cittadine, cercando contatti e scambi di lavoro nelle altre città italiane.
La mostra di Castelletto Ticino del 1964 lo pone a contatto con la situazione emergente e attiva al Nord, con Castellani, Aricò, Colombo, Vago, Marzot, Spagnolo. Intenso è stato sempre il suo dialogo con i critici: Crispolti, Arcangeli, Marchiori, Ballo, Russoli, Belloni e molti altri.
Nel 1963 da Torino si sposta a Roma, dove ancora abita e lavora. Nel 1968 inizia un’assidua frequentazione di Venezia avendo rapporti proficui con Marchiori, Toniato, De Martino, Bussetto e Cacciari. Stabilisce così una triangolazione tra Torino, Roma e Venezia, delimitando un’area significativa per i suoi rapporti di lavoro e di ricerca.
Nel 1962 a Roma aveva nel frattempo iniziato a partecipare a mostre con la situazione emergente locale. Partecipa a rassegne nelle quali figurano Pascali, Ceroli, Kounellis, Schifano, Patella, Tacchi, Uncini, Carrino.
Segue un’intensa attività che lo trova presente in rassegne nazionali di ampio respiro: partecipa alla mostra Arte in Italia 1960-1977, alla Galleria Civica d’Arte Moderna di Torino, nella sezione curata da Filiberto Menna (1977); a Esprit de Geometrie a Foggia e poi a Roma (1985). Ponente, Menna e Calvesi lo inseriscono nella mostra Linee della ricerca artistiche in Italia 1960-1988, realizzata al Palazzo delle Esposizioni a Roma (1986). Ancora Menna e Cortenova lo invitano ad Astratta di Palazzo Forti a Verona (1988):
Gandini è presente nella collezione del Museo Sperimentale di Arte Contemporanea della Galleria Civica d’Arte Moderna di Torino (esposta al castello di Rivoli nel 1986). Sue opere sono presenti nelle principali collezioni pubbliche italiane.
Per quel che riguarda il suo lavoro più recente, si ricorda l’esaustiva antologica con testi di Argan, Ferri e Mascelloni, tenutasi nel complesso monumentale di San Michele a Ripa di Roma, nel 1991.
Sempre nel 1991 le mostre personali in gallerie private: Narciso a Torino, Grossetti a Milano, Sintesi a Treviso, Art Gallery a Venezia, Progetto Associazione Culturale a Roma; Segni, strutture, immagini, Galleria Salomon, Torino a cura di Beatrice Crispolti.
Nel 1993 Luciano Caramel ha curato la mostra personale Interkolumnie tenutasi presso il Museion di Bolzano che verrà portata alla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino nel 1995 a cura di Marco Rosci. Nel 1996 a cura di Enrico Crispolti viene ordinata la mostra personale a Palazzo Lomellini di Carmagnola. Nel 1965, nel 1973, nel 1986 vi sono le partecipazioni alla Quadriennale di Roma.
Il rapporto con la Biennale di Venezia si è concretizzato a distanza, per così dire, invito alla mostra di Arte italiana in Spagna nel 1963 a cura della Biennale, partecipando a quello che è stato in assoluto, la prima edizione di Aperto 1966 parallelamente alla Biennale di allora.
Giorgio di Genova lo coinvolge nel museo Bargellini di Cento e nelle relativa mostra “Generazione degli artisti negli anni ‘30”.
Nel 1965 gli viene assegnato il primo Premio al “Michetti” di Francavilla al Mare.
Partecipa nel 1994 alla rassegna “Lavori in corso” presso la Galleria comunale d’Arte Moderna ex birra Peroni, Roma.
Nel 1974 gli viene assegnato il Primo Premio Termoli. Nel 2003 riceve il Primo Premio Sulmona.
Inaugurazione sabato 29 settembre 2007 ore 18.00
29 settembre - 28 ottobre 2007
Ingresso: a pagamento
(gratuito sabato 29 e domenica 30 settembre in concomitanza con le Giornate Europee del Patrimonio promosse dal MiBAC e l'iniziativa Una Notte al Museo indetta dalla Regione Lombardia)
Castello di Monteruzzo
Castiglione Olona (Va)
Per informazioni, visite guidate e laboratori didattici:
Tel. 0331 858301
http://www.castiglioneolona.it
http://www.museoarteplastica.it