A cura di Anna Mattirolo
Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli ospita dal 29 novembre 2009 al 18 gennaio 2010 l’installazione di Giulio Paolini L’Ora X. Né prima né dopo, a cura di Anna Mattirolo.
La mostra è promossa dalla Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei in collaborazione con la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Campania ed è realizzata grazie al co-finanziamento della Regione Campania, Assessorato al Turismo e Assessorato ai Beni Culturali, nell’ambito del programma di eventi denominato “6 Viaggi”.
L’intervento ideato dall’artista per la Sala della Meridiana al piano superiore del Museo, è intimamente legato al contesto espositivo. Se le dimensioni monumentali dell’ambiente hanno spinto l’artista a concepire un allestimento raccolto al centro dello spazio, in un’atmosfera rarefatta, la presenza della Meridiana lo ha indotto a porre in risalto il tema del Tempo.
Nel cuore della Sala, immersa nella penombra, sono allestiti quattro lavori recenti, in parte riformulati per l’occasione: Tre per tre (Ognuno è l’altro o nessuno), Alfa (Un autore senza nome), Omega (Il corpo dell’opera) e Capogiro (Lo sguardo dello spettatore). Altre otto opere sono invece chiamate in scena come “comparse”, in forma di proiezioni a ciclo continuo su lastre trasparenti distribuite tra i lavori esposti. Complessivamente, le dodici opere scandiscono altrettanti momenti all’interno di un hortus clausus: dodici come le ore dell’orologio, le opere “annunciano simbolicamente il loro avvicendarsi nel flusso del Tempo” (Paolini).
Dalle opere “vere” a quelle “virtuali”, che prima ancora di dichiararsi si disperdono nei fasci di luce, lo sguardo assiste al “teatro dell’opera” nel suo stesso farsi e disfarsi. Tutte insieme le opere si dispongono all’attesa dell’“Ora X”: l’appuntamento cui Paolini, fin dai suoi esordi, convoca sempre e di nuovo lo spettatore e se stesso nell’attesa della rivelazione dell’opera a venire.
Alla teatrale messinscena del nucleo espositivo corrisponde un “nulla di fatto”: nello spazio della rappresentazione, ogni opera annuncia il suo stesso divenire, ma nel contempo si sottrae a ogni definizione ultima. “Un vuoto che allude a un pieno incalcolabile, indeterminato, dettato dall’inesauribile susseguirsi delle diverse esperienze che danno vita all’avventura dell’arte” (Paolini).
Il Tempo nelle sue più svariate sfaccettature costituisce un vero e proprio leitmotiv della ricerca paoliniana: il Tempo immutabile della storia dell’arte, in cui opere e autori si sovrappongono in una stessa identità e dove la fine coincide con l’inizio; il Tempo deflagrato da cui memorie e miti riemergono come frammenti archeologici; il Tempo senza data né luogo dell’opera nel suo annunciarsi; il Tempo interminabile dell’attesa di un’opera senza fine; il Tempo del “conto alla rovescia”, in cui il dopo si confonde con il prima…
“Il tema del Tempo è sotteso nell’intero arco della mia attività: affiora già in certe opere della fine degli anni Sessanta per crescere progressivamente e raggiungere oggi una chiara preminenza” (Paolini).
La mostra è accompagnata da un volume Electa della collana “Pesci rossi” con testi di Anna Mattirolo, Giulio Paolini, Rossana S. Pecorara e Chiara Bertola, corredati da una documentazione fotografica della mostra a cura di Luciano Romano.
29 novembre 2009 - 18 gennaio 2010
Museo Archeologico Nazionale
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Napoli 80135
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