I PAESAGGI METAFISICI DI MANTELLINI
Nelle recenti pitture di Roberto Mantellini, che recupera il suo vissuto in una dimensione memoriale, si legge una progressiva riduzione del paesaggio ai suoi termini essenziali. Gli sfondi grigi, spesso solcati da una vampata di colore, esprimono la decadenza di un quartiere industriale, Bagnoli, lacerato da insanabili ferite sociali; i segmenti orizzontali e verticali alludono, in modo sintetico ma incisivo, ai pontili ed alle ciminiere dell´Italsider, ormai integrati nel paesaggio urbano come le palme sulle spiagge di Miami. Il brutto perde ogni connotazione negativa e, alla luce di una nuova estetica, assume una dimensione lirica che lo colloca a pieno titolo nei territori del bello.
L´artista vive il paesaggio urbano come luogo interiore e adopera il dato oggettivo per evocare i tempi dell´adolescenza, quando l´Italsider era l´immagine del futuro e la speranza di un posto fisso. Il richiamo al territorio è evidente nella "terrosità" della materia pittorica, spessa e grumosa come il catrame versato dalle industrie, che tinge di nero l´arenile di Bagnoli.
Il percorso artistico di Mantellini non è affatto lineare, è un sentiero accidentato in cui non mancano fughe in avanti, che sfiorano l´astrazione nella prospettiva aerea di una strada, e ritorni ad una tradizione figurativa che affonda le sue radici nella pittura napoletana dell´Ottocento. Non il paesaggio oleografico delle gouaches, con la visione o l´impressione panoramica fine a se stessa, ma il paesaggio brullo e sintetico di un Federico Rossano, che riduce gli alberi a segmenti verticali e le nuvole a schegge celesti.
Marco di Mauro
LA MEMORIA DI BAGNOLI NELLA PITTURA DI MANTELLINI
La pittura di Roberto Mantellini tiene vivo il ricordo dei "ragazzi"di Bagnoli, come lui li chiama, sia quelli vissuti tra i fischi delle locomotive ed i richiami delle sirene dell´Italsider, sia quelli delle nuove generazioni, nati dopo la chiusura dell´impianto industriale. Per i primi l´Italsider rappresentava la certezza di un´esistenza legata alla dignità del lavoro, ora preclusa dalle decisioni demagogiche e dagli interessi privati di chi non conosce la pena del vivere, la necessità del sostentamento. Roberto tuttavia sogna ancora, finge di credere nella rinascita di un quartiere che si riappropria delle sue risorse: il mare, le spiagge, la vegetazione di un tempo, la vivacità di un territorio tra i più felici della terra.
Nelle opere di Mantellini c´è tutto questo, ma anche il suo mondo spirituale, la sua interpretazione del fare arte per esprimere il suo pensiero, le sue idee nella forma che gli è più congeniale. La materia colorata è protagonista delle sue opere, segnate da un brulichio di lacche luminose, di segni che scavano come solchi il terreno giallo e sabbioso, o quello nero del catrame depositato sul fondo del mare. Segni che forse rimandano ai binari su cui correvano i carrelli e che intersecano le ciminiere dei forni, da cui vengono fuori calde vampate di fuoco che squarciano il buio della notte. Sono opere in cui la presenza umana è stata rimossa, come a indicare il presagio di un destino ineluttabile di solitudine, desolazione, sfiducia nel recupero di quel quartiere che neppure la speranza, il sogno riesce più ad alimentare. Se poi ci sarà una riconversione dell´area, sarà legata alla più bieca speculazione e sarà motivo di una delusione ancora più cogente.
Vincenzo Pacell
inaugurazione: Martedì 21 novembre alle ore 18.30
dal 21 novembre 2006 al 5 dicembre 2007
Museo Minimo
Via detta San Vincenzo, 3 (angolo via Leopardi)
Fuorigrotta, Napoli
tel.081/621170
museominimo@virgilio.it
http://www.museominimo.it