Palazzo Pigorini - Dettaglio evento

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Lorenzo Ziliotti - "Vivre Libre"

Dal venerdì 10 ottobre 2003
al domenica 26 ottobre 2003

Ufficio stampa Palazzo Pigorini
Gli artisti correlati Lorenzo Ziliotti

Comunicato stampa evento: Lorenzo Ziliotti - "Vivre Libre"

Galleria del Teatro (Via Mameli) - 43100 Parma



INAUGURAZIONE: Venerdì 10 Ottobre alle ore 17.30

ORARI DI APERTURA: h. 10-13 e 16-19

Tutti i giorni escluso il martedìingresso gratuito

ORGANIZZAZIONE: Comune di Parma - Pal. Pigorini
Strada della Repubblica, 2943100 Parma
Mariacristina Robuschi Tel. 0521/218968
m.c.robuschi@comune.parma.it

UFFICIO STAMPA: Barbara PecchiniUff. Stampa Palazzo Pigorinitel. 0521/218914 fax 0521/231142
e-mail pigorinistampa@comune.parma.it

TESTI CRITICI: Luigi Allegri, Paolo Barbaro, Silvano Bicocchi, Luigi Franco Malizia

PROMOTORI: Comune di Parma - Assessorato Attività Culturali e TeatraliFondazione Monte di Parmain coll. con il circolo “Il Grandangolo”

SPONSOR: Fondazione Monte di Parma

Vivre libre

Il mondo magico e poetico del Circo d’altri tempi sarà evocato negli scatti fotografici in bianco e nero proposti dall’Assessorato alle Attività Culturali e Teatrali del Comune di Parma e dalla Fondazione Banca Monte di Parma, in collaborazione con il circolo fotografico “Il Grandangolo”, dal 10 al 26 Ottobre 2003 a Parma presso la Galleria del Teatro, in Via Mameli.
La mostra, dal significativo titolo “Vivre libre”, prevede l’esposizione di 60 fotografie realizzate da uno dei soci fondatori del circolo Il Grandangolo, Lorenzo Ziliotti, durante la tournée effettuata due anni fa a Parma, negli spazi della Cittadella, dal “Circo Bidon”, una compagnia circense composta da una decina di artisti, quattro galline, un cavallo e una scimmietta. Era allora, prima del malinconico scioglimento, l’unico circo al mondo ancora trainato da cavalli.
Un piccolo, semplice circo, che dopo un avvio incerto, senza tanti clamori e fosforescenti richiami pubblicitari, aveva riscontrato un successo clamoroso a Parma, e aveva dovuto prolungare la sosta di qualche giorno per fronteggiare tutte le richieste. Magia di uno spettacolo che raramente si incontra, poesia e arte incontaminata aveva avvicinato il “Circo Bidon” agli adulti e ai bambini anche negli attimi di quotidianità al di fuori del momento strettamente legato all’esibizione.
Momenti di vita nomade raccontati dal fotografo in modo delicato e naturale, perché lui, incantato ed anche curioso spettatore, ha vissuto realmente per due mesi con la strana compagnia, condividendone la preparazione, gli allenamenti, le pause, la cena, i silenzi, le gioie, gli entusiasmi. Commenta Lorenzo Ziliotti: “Ho scelto l’utilizzo di un deciso contrasto chiaro/scuro con l’intendimento di creare un forte impatto emotivo per esprimere anche attraverso la stampa le forti sensazioni da me provate: gioia – tensione – tranquillità – serenità – pace – spirito di gruppo e la riscoperta di valori perduti quali la dignità, la semplicità, l’orgoglio. In una parola: libertà di vita, VIVRE LIBRE.”
Scrive Luigi Franco Malizia: “Ogni tassello della storia è complementare dell’altro, sulla scia di un gusto espressivo garbato, raffinato, giocato sull’adozione di soluzioni chiaro-scurali di grande atmosfera ed effetto onirico. Tutto concorre, me lo si lasci aggiungere, al determinismo di una narrazione dalla quale traspaiono evidenti entusiasmo, rispetto ed affezione per la “materia” oggetto di indagine. (...) Debbo dire che le immagini di Lorenzo Ziliotti hanno suscitato in me perentorie emozioni ma, aggiungo volentieri, anche ammirazione per i ben impiegati discernimenti compositivi che alle emozioni hanno saputo dare sbocco e connotazione.”
E ancora Paolo Barbaro: “Ziliotti svolge un racconto intenso e ravvicinato (e, per un tratto della sua esistenza, interno) e coerentemente (forse inevitabilmente) usa le modalità e le scritture proprie di un certo réportage. Non cerca i momenti eccezionali, le situazioni insolite e impressionanti, cerca invece di rendere nel modo più articolato possibile un vivere quotidiano profondamente intriso di concentrazione e di essenzialità, una concezione globale e quasi religiosa del fare artistico che invade ogni spazio dell’ esistenza. (...) Ogni immagine rimanda ad un’altra scovando la teatralità del quotidiano. Le foto non sono scattate di nascosto; gli artisti del circo sanno che Ziliotti è lì per fotografarli, dopo un certo tempo la sua presenza entra a far parte della vita del circo stesso, una delle rappresentazioni tra le altre a cui i soggetti non reagiscono in modo difensivo o esibito. (...) Non è un caso che vengano in mente altri fotografi –della strada- a proposito di queste inquadrature fitte di rimandi interni ed esterni, di inquadrature in abisso, di rilievo lirico o drammatico dato alle pause e ai momenti in cui “non accade nulla”. (...) Il dato lirico è spesso quello che resta fuori dal perimetro del palco, in tutto il resto del vivere, che in questa occasione Ziliotti ha ricondotto nel quadro della sua fotografia.”
La rassegna, ad ingresso libero, si svolge grazie al contributo della Fondazione Monte di Parma e rimarrà aperta dal 10 al 26 Ottobre tutti i giorni escluso il martedì, con gli orari 10–13 e 16-19.
L’iniziativa prevede per sabato 11 Ottobre, dopo le 15, presso l’adiacente piazza della Steccata, spettacoli di animazione con i “Giullari del diavolo”, il “Conte Schippa” e “Otto il Mago pazzo che fa un 48”, compagnie di artisti di strada che con numeri da giocoliere ed improvvisazioni coinvolgeranno ed attireranno il pubblico presente nella piazza.
Il sabato successivo, 18 Ottobre, negli stessi luoghi sono previsti altri spettacoli di animazione degni della miglior tradizione del teatro di strada.
La mostra, che proporrà al pubblico anche un catalogo con una selezione delle immagini esposte, sarà inaugurata venerdì 10 Ottobre alle 17.30, senza escludere la presenza dissacrante di qualche saltimbanco in vena di scherzi e di qualche inaspettata sorpresa.

Per informazioni: Mariacristina Robuschi, Palazzo Pigorini, tel. 0521/218968, e-mail m.c.robuschi@comune.parma.it



Artisti di strada
di Luigi Franco Malizia

Le Cirque Bidon. Storie d’altri tempi. Uno spaccato di umanità votato ad una dimensione esistenziale che trascende i ritmi imposti dallo spazio e dal tempo. Una libertà senza pari nel totale rispetto, peraltro, di quelli che sono i dettami dell’arte vera, quella genuinamente popolare e che affonda le radici nei meandri dello spirito. L’arte del cuore che si fa poesia. François, regista, clown, personaggio “tuttofare”, undici fedeli accoliti, quattro galline, un cavallo e una scimmietta: davvero un insolito cast per uno spettacolo altamente evocativo, pregno di suggestivi riferimenti simbolici dal sapore ancestrale. Una girandola di emozioni che ti spingono al recupero dell’incommensurabile valore delle cose perdute: il sogno, la magia, il piacere di stare insieme, di divertirsi insieme. Nel Cirque Bidon tutto trasuda arte: lo spettacolo, il nomadismo dei teatranti alloggiati in carrozzoni trainati da cavalli, la convivenza. E’, come dice Chiara in una bella pubblicazione fotografica di Bernard Lesaing, “l’arte di esistere”. Lorenzo Ziliotti ne ha studiato con arguzia e sensibilità dettagli e configurazione. Due mesi interi di convivenza con personaggi, animali e cose del popolare Circo transalpino lo hanno reso attento testimone e fine dicitore di un mondo che, nel bene e nel male, è il mondo dei sentimenti veri, delle piccole cose che esprimono i valori autentici dell’essere. Lorenzo ha condiviso attimi, emozioni, pause, preparazione di acrobati, mimi, giocolieri, clown, trapezisti, veri e propri teatranti libertari che annualmente fanno gruppo per dar adito a un lavoro che riattualizzi la filosofia del cosiddetto “nouveau cirque”; laddove il “nouveau”, non sembri un paradosso, è sinonimo di recupero di schemi e prerogative richiamanti, per certi aspetti, i principi ispiratori della mai evidentemente “sopita” commedia dell’arte. Ziliotti ha parlato, gioito, mangiato con loro. Ne ha rispettato i silenzi e i momenti di ritrosia. Ne ha condiviso il successo sotto le stelle, al cospetto di un pubblico gioioso e festante; un successo spontaneo, non condizionato da barriere divisorie e prezzi imposti. C’è da aggiungere che il suo inserimento nel gruppo è stato graduale, discreto, leale, e questo gli ha consentito di attingere a piene mani al mondo magico e “diverso” di François e soci, “materializzandone” tutti i momenti più significativi. Risultato: un percorso iconografico da toglierti il fiato. Mille e più scatti per confezionare un lavoro davvero bello e interessante. Atmosfere intriganti che evocano i fatti utopistici dell’indimenticabile Zampano di felliniana memoria e, in certo modo, la pregnanza compositiva di certe mirabili immagini del miglior Siragusa, tanto per restare a casa nostra. Merito del fotografo parmense è, a mio avviso, quello di aver saputo conferire omogeneità ed esaustività ad un costrutto che si snoda con apprezzabile coerenza stilistica ed un ritmo lessicale composto e al tempo stesso fluente. Ogni tassello della storia è complementare dell’altro, sulla scia di un gusto espressivo garbato, raffinato, giocato sull’adozione di soluzioni chiaro-scurali di grande atmosfera ed effetto onirico. Tutto concorre, me lo si lasci aggiungere, al determinismo di una narrazione dalla quale traspaiono evidenti entusiasmo, rispetto ed affezione per la “materia” oggetto di indagine. Lapalissiana la considerazione che recita: “Una fotografia può essere tecnicamente sbagliata, sbilanciata, male inquadrata, ma se ti dà un’emozione, quella è una buona fotografia”. Debbo dire che le immagini di Lorenzo Ziliotti hanno suscitato in me perentorie emozioni ma, aggiungo volentieri, anche ammirazione per i ben impiegati discernimenti compositivi che alle emozioni hanno saputo dare sbocco e connotazione. Con buona pace di Eddy Adams.


Sulla strada, fuori quadro
di Paolo Barbaro


Lorenzo Ziliotti racconta la sua esperienza del Cirque Bidon con una serie di fotografie avvincenti, che celano qualche problema interessante. Solo dopo averle scorse tutte ci rendiamo conto che non vi sono o quasi fotografie dello spettacolo, dell’ atmosfera magica ed essenziale raccontata da altri (penso, per restare dalle nostre parti, alle foto del reggiano Paolo Simonazzi) e poco vi troviamo della tradizione fotografica storica legata al tema. Non c’è, per fare qualche esempio, il pittorialismo dégasiano di Harry C. Rubincam e della sua cavallerizza pubblicati su Camera Work all’ inizio del secolo scorso, non c’è nemmeno l’ acrobazia grafica e costruttivista del memorabile Manegen Luft, servizio scritto fotografato e montato da Felix Man per il Munchner Illustrierte Zeitung, alle origini del fotogiornalismo germanico. C’è, forse, invece, qualche memoria delle figure di acrobati del primo Picasso, corpi –politici- e classici come si sarebbero visti più avanti nella Luzzara di Strand.
Non possiamo sapere se vi è, e come si è determinata l’ eventuale scelta stilistica di Ziliotti in questa occasione; certamente queste non sono le fotografie di uno spettatore, nemmeno di un “superspettatore” come a volte si atteggia, o è costretto a fare, il fotografo di scena, il fotografo di spettacolo.
Ziliotti svolge un racconto intenso e ravvicinato (e, per un tratto della sua esistenza, interno) e coerentemente (forse inevitabilmente) usa le modalità e le scritture proprie di un certo réportage. Non cerca i momenti eccezionali, le situazioni insolite e impressionanti, cerca invece di rendere nel modo più articolato possibile un vivere quotidiano profondamente intriso di concentrazione e di essenzialità, una concezione globale e quasi religiosa del fare artistico che invade ogni spazio dell’ esistenza. Ziliotti fotografo si muove così, per diverse settimane, negli stretti spazi della carovana, del palco in costruzione, lungo le strade dove gli artisti si spostano incontrando un pubblico avvicinato per passa-parola, senza nessun effetto media che non sia quello di una socialità apparentemente arcaica ma decisamente resistente. Ogni immagine rimanda ad un’ altra scovando la teatralità del quotidiano. Le foto non sono scattate di nascosto; gli artisti del circo sanno che Ziliotti è lì per fotografarli, dopo un certo tempo la sua presenza entra a far parte della vita del circo stesso, una delle rappresentazioni tra le altre a cui i soggetti non reagiscono in modo difensivo o esibito. Il modo di procedere, le soluzioni adottate, avvicinano il lavoro di Ziliotti ad altri capitoli della storia dell’ immagine nati su problemi analoghi: il racconto sociale “dall’ interno” di Ben Shahn, la fotografia fatta di gesti e individuazioni più che di inquadrature meticolose di William Klein (spesso Ziliotti scatta senza inquadrare, selezionando in fase di stampa) e lo sguardo “laterale” di Robert Frank. Non è un caso che vengano in mente altri fotografi –della strada- a proposito di queste inquadrature fitte di rimandi interni ed esterni, di inquadrature in abisso, di rilievo lirico o drammatico dato alle pause e ai momenti in cui “non accade nulla”. In fondo del felliniano La Strada pochi ricordano i numeri del circo di Zampanò, che del resto hanno uno spazio esiguo: il dato lirico è spesso quello che resta fuori dal perimetro del palco, in tutto il resto del vivere, che in questa occasione Ziliotti ha ricondotto nel quadro della sua fotografia.