La mostra Art Unlimited di quest’anno è già la decima edizione di questo settore e presenta 59 artisti di 24 paesi. La lista degli artisti che partecipano a questa prestigiosa mostra d’arte contemporanea generosamente sponsorizzata da UBS si legge come un panorama della scena artistica internazionale contemporanea.
Molti dei lavori presentati al Pad. 1 sono stati appositamente realizzati per la piattaforma Art Unlimited. Accanto a questa mostra nel padiglione di Art Unlimited, gli Art Statements (vedere l’ultimo comunicato stampa) propongono quest’anno 27 mostre individuali di giovani artisti. Vi si troveranno anche i reparti Artists Books, Artists Records, una videoteca, la Art Lobby e un bookshop.
Molti degli artisti contemporanei di spicco a livello mondiale hanno esposto in Art Unlimited sin dall’esordio di questa piattaforma, nata nel 2000. La concezione della mostra di quest’anno, che si basa su suggerimenti degli espositori ed ha lo stesso livello quantitativo e quantitativo degli anni precedenti, è stata nuovamente ideata dall’esperto curatore ginevrino Simon Lamunière.
Oltre all’enorme gamma di opere d’arte presentate nei settori principali della mostra, Art Unlimited ha in serbo ancora altre scoperte entusiasmanti. Art Unlimited offre agli artisti e ai galleristi, nel padiglione espositivo di 12.000 metri quadri, una piattaforma
per esporre opere che trascendono le possibilità offerte da uno stand convenzionale di una mostra d’arte. Qui verranno presentate sculture, videoproiezioni, installazioni, dipinti murali, serie fotografiche e arte performativa che superano le dimensioni consuete. La mostra sarà inoltre accompagnata da un catalogo separato in tiratura limitata
(prezzo d’acquisto CHF 40) nel quale si troveranno per la prima volta testi su ogni opera d’arte esposta al Pad. 1 e sulla piazza antistante la Fiera.
Quest’anno le opere di leggendari artisti come Sigmar Polke, Lawrence Weiner, Franz Erhard Walther, Mel Bochner, Bruce Conner, Daido Moriyama, Nan Goldin, Hans-Peter Feldmann e Jesús Rafael Soto incontreranno i lavori di artisti della generazione più giovane come Thea Djordjadze, Ayse Erkmen, Bharti Kher, Mai-Thu Perret, Falke
Pisano, Sterling Ruby, Banks Violette e Andro Wekua.
L‘Art Basel Committee ha selezionato i seguenti artisti:
Giovanni Anselmo, Tucci Russo Studio per l’Arte Contemporanea, Torre Pellice, Torino
Stephan Balkenhol, Mai 36 Galerie, Zurigo; Galerie Löhrl, Mönchengladbach;
Stephen Friedman Gallery, Londra; Galerie Thaddaeus Ropac, Parigi / Salisburgo
Joseph Bartscherer, Galerie Nelson-Freeman, Parigi
John Beech, Galerie Gisèle Linder, Basilea; Peter Blum Gallery, New York
Elisabetta Benassi, Magazzino D’Arte Moderna, Roma
Mel Bochner, Peter Freeman, New York; Nelson-Freeman Gallery, Parigi
Willem Boshoff, The Goodman Gallery, Johannesburg
Vincenzo Castella, Studio La Città, Verona
Chen Zhen, Galleria Continua, San Gimignano / Beijing / Le Moulin
Anetta Mona Chişa & Lucia Tkáčová, Christine König Galerie, Vienna
Clegg & Guttmann, Georg Kargl, Vienna
Bruce Conner, Michael Kohn Gallery, Los Angeles
Matthew Day Jackson, Peter Blum Gallery, New York
Gabriele Di Matteo, Galería Pepe Cobo, Madrid
Thea Djordjadze, Monika Sprüth Philomene Magers, Berlino / Londra / Colonia
Nathalie Djurberg, Giò Marconi Gallery, Milano
Tatjana Doll, Cristina Guerra Contemporary Art, Lisbona; Galerie Gebr. Lehmann,
Dresda / Berlino
Ayşe Erkmen, Galerist, Istanbul; Galerie Barbara Weiss, Berlino
Hans-Peter Feldmann, Konrad Fischer Galerie, Düsseldorf / Berlino
Nan Goldin, Matthew Marks Gallery, New York
Paul Graham, Anthony Reynolds Gallery, Londra
Fabrice Gygi, Galerie Chantal Crousel, Parigi
Håvard Homstvedt, Galleri Riis, Oslo
Roni Horn, Hauser & Wirth Zürich, Zurigo/Londra
Bharti Kher, Hauser & Wirth Zürich, Zurigo/Londra
Moshekwa Langa, Bernier/Eliades Gallery, Atene; The Goodman Gallery,
Johannesburg
Li Dafang, Galerie Urs Meile, Beijing / Lucerna
Joseph Marioni, Galerie Mark Müller, Zurigo
Anthony McCall, Sean Kelly Gallery, New York; Galerie Thomas Zander, Colonia
:mentalKLINIK, Galerist, Istanbul
Aernout Mik, carlier gebauer, Berlino
Daidō Moriyama, Taka Ishii Gallery, Tokyo; Galleri Riis, Oslo
Farhad Moshiri, Galerie Rodolphe Janssen, Bruxelles
Natsuyuki Nakanishi, SCAI The Bathhouse, Tokyo
Yoshitomo Nara, Marianne Boesky Gallery, New York; Blum & Poe, Los Angeles;
Tomio Koyama, Tokyo
Hans Op de Beeck, Galleria Continua, San Gimignano / Beijing / Le Moulin
Sarah Oppenheimer, Annely Juda Fine Art, Londra; Galerie von Bartha, Basilea
Manfred Pernice, Galerie Neu, Berlino; Anton Kern Gallery, New York;
Mai 36 Galerie, Zurigo
Mai Thu Perret, Timothy Taylor Gallery, Londra
Goran Petercol, Galerija Gregor Podnar, Berlino / Ljubljana
Falke Pisano, Balice Hertling, Parigi
Sigmar Polke, Michael Werner Gallery, New York
Sterling Ruby, Galleria Emi Fontana, Milano
Steven Shearer, Galerie Eva Presenhuber, Zurigo
Sudarshan Shetty, Galerie Krinzinger, Vienna
David Shrigley, Galleri Nicolai Wallner, Copenaghen; Stephen Friedman Gallery,
Londra
Nedko Solakov, Galleria Massimo Minini, Brescia
Jesús Rafael Soto, Galerie Hans Mayer, Düsseldorf
Fiona Tan, Frith Street Gallery, Londra
Pascale Marthine Tayou, Galleria Continua, San Gimignano / Beijing / Le Moulin
Santeri Tuori, Galerie Anhava, Helsinki
Marcel van Eeden, Galerie Bob van Orsouw, Zurigo
Banks Violette, Team, New York; Gladstone Gallery, New York
Franz Erhard Walther, Galeria Vera Munro, Amburgo
Lawrence Weiner, Lisson Gallery, Londra
Andro Wekua, Gladstone Gallery, New York; Galerie Peter Kilchmann, Zurigo
Sislej Xhafa, Magazzino d’Arte Moderna, Roma
Xu Zhen, Long March Space, Beijing
Beat Zoderer, Galerie Mark Müller, Zurigo; Galerie von Bartha, Basilea
Le opere descritte in seguito costituiscono una selezione dei progetti mostrati in Art Unlimited:
Nella sua carriera ultraquarantenne Sigmar Polke (Michael Werner Gallery, New York) ha ripetutamente ridefinito la natura e il significato della pittura con il suo approccio radicalmente creativo ai materiali ed ai processi. L’intera evoluzione dell’artista è contraddistinta dallo studio del suo interesse per i collegamenti accennati con “esseri superiori” ed altri mondi, utilizzando materiali insoliti come la polvere meteorica, la grafite magnetizzata, il violetto puro, il cinabro e gli ossidi d’argento (per menzionare soltanto una piccola selezione). Nei primi anni ’90 iniziò una serie monumentale di dipinti, i “Wolkenbilder” (1992). I “Wolkenbilder” mostrati in Art Unlimited sono l’unica installazione di questo genere di Polke; essi irradiano il mistero e la magia di questo
artista oltremodo vivace al culmine della sua bravura.
“The Ballad of Sexual Dependency” (1973–1986) è il complesso centrale di opere nella produzione di Nan Goldin (Matthew Marks Gallery, New York). Dopo aver iniziato nel 1979 come performance serale improvvisata in un night club newyorkese, “The Ballad
of Sexual Dependency” assunse la sua forma attuale nei primi anni ’80, evolvendosi ulteriormente nel corso degli anni come presentazione di diapositive con oltre 700 immagini. Il portfolio originario con estratti della pubblicazione che ha formato questo capolavoro non era mai stato esposto in pubblico in Europa fino alla Art 40 Basel.
“a. k. a.“ (2008/09), la più recente fotoinstallazione di Roni Horn (Hauser & Wirth Zürich, Zurigo/Londra), prosegue la linea dei lavori ritrattistici che Horn ha realizzato nel corso degli anni nell’ulteriore contesto della sua opera. L’osservatore è concepito come secondo tema in ognuna di queste opere. La formazione di coppie e il raddoppiamento sono già da molti anni il leitmotiv nell’opera di Horn; “a. k. a.“ rappresenta la più recente forma di espressione di questo interesse.
Quattro cubi trasparenti in nero, bianco, giallo e blu si ritrovano disposti davanti ai nostri occhi come un gioco concettuale che anche Mondrian avrebbe voluto giocare se avesse potuto accedere ai suoi materiali trasparenti. L’artista venezuelano Jesús Rafael Soto (Galerie Hans Mayer, Düsseldorf) era molto noto per i suoi contributi alla
Op Art e le sue sculture cinetiche come pure per i suoi rapporti con Jean Tinguely e Victor Vasarely. Divenne celeberrimo con le sue “penetrables”, sculture interattive che consistono di disposizioni quadrate di sottili tubi penzolanti. Il lavoro “Untitled” (1970),
che mostra nell’ambito di Art Unlimited, si è potuto vedere l’ultima volta nel 1970 al Mannheimer Kunstverein.
Stephan Balkenhol (Mai 36 Galerie, Zurigo; Galerie Löhrl, Mönchengladbach; Stephen Friedman Gallery, Londra; Galerie Thaddaeus Ropac, Parigi / Salisburgo) mostra in “Universum” (2008) un nuovo e importante complesso di opere, cinque rilievi architettonici e sculturali di grande superficie. Unendo piani bidimensionali e tridimensionali, l’artista combina i lavori di intaglio e i rilievi del suo “uomo quotidiano” con paesaggi, scene urbane, la natura e motivi dettagliati.
L’artista sudafricano Willem Boshoff (The Goodman Gallery, Johannesburg) ha trascorso la maggior parte della sua vita come druido. Boshoff vivrà per la durata di questa mostra d’arte in una cella appositamente costruita nella quale gli osservatori potranno contemplare il “Big Druid” (2009) durante le sue lotte ultraterrene con ombre, costrutti estetici e parole. La cella ha una zona di ritiro dotata di scaffali di presentazione e di un posto di lavoro, al quale il “Big Druid” realizza e presenta opere d’arte e i processi che si celano dietro di esse.
Thea Djordjadze (Monika Sprüth Philomene Magers, Berlino / Londra / Colonia) utilizza spesso per le sue sculture materiali di uso comune effimeri e fragili, che sono derivati dal vocabolario del contesto domestico e che rimandano alla femminilità: gesso, ceramica, silicone, spugne, cartone, tessuti e sapone. I disegni dell’artista diventano
spesso parti integranti delle sue installazioni. Essi raddoppiano e intensificano il loro effetto espressivo sottolineando oltre a ciò il carattere frammentario e incompiuto dell’opera.
Nel 2008 l’artista svedese Nathalie Djurberg (Giò Marconi Gallery, Milano) ha cominciato a realizzare lavori in scala maggiorata, il che ha fatto confluire nel suo lavoro filmico installazioni e grandi opere sculturali. L’installazione “The Rhinoceros and the Whale” (2008) consiste di una struttura in legno sulla quale viene proiettato il film ani-
mato “Putting Down the Prey” (2008). Sul retro della superficie di proiezione si vede il film animato “The Rhinoceros and the Whale”. Entrambi i film presentano collegamenti tra di loro; in uno di essi, una ragazza insegue un tricheco, lo sventra e cuce se stessa nel suo corpo, nell’altro si vede una donna mostruosa che partorisce un rinoceronte.
Tatjana Doll (Cristina Guerra Contemporary Art, Lisbona; Galerie Gebr. Lehmann, Dresda / Berlino) mostra “Container Ship” (2009), un dipinto lungo quasi dieci metri che illustra la parte posteriore di una nave portacontainer. Al di sopra di esso si possono vedere 24 altri dipinti in quattro file da sei, ciascuno dei quali ha le misure 190 x 160 cm; ognuno dei dipinti quasi monocromatici simboleggia un container.
Hans-Peter Feldmann (Konrad Fischer Galerie, Düsseldorf / Berlino) espone la serie “100 Jahre” (1996–2000), che consiste di 101 fotografie in bianco e nero che raffigurano 101 diverse persone di età compresa tra otto settimane e 100 anni.
Cominciando dall’estrema sinistra e procedendo in senso orario, la prima foto mostra il bebè “Felina”; seguono “Jana (1 anno)”, “Richard (2 anni)” e via dicendo. La serie si conclude con “Maria Victoria (100 anni)” alla destra dell’ingresso, il che crea l’impressione di aver passato in rassegna un ciclo vitale completo.
“The Waq Tree” (2009) di Bharti Kher (Hauser & Wirth Zürich, Zurigo / Londra) fa riferimento all’albero waq-waq della tradizione islamica, l’albero parlante, un albero che provoca allucinazioni o apparizioni. Il suo tronco ricorda la secchezza delle ossa, mentre i suoi frutti evocano la pelle viva che con il passare del tempo è lentamente divenuta cera. I rami portano complessivamente più di 2500 frutti, e ognuno di essi
è una testa, quella di un uomo, di uno gnomo, di un angelo, di un animale o di una chimera.
Anthony McCall (Sean Kelly Gallery, New York; Galerie Thomas Zander, Colonia) è noto per le sue installazioni “Solid Light”, un gruppo di opere che ha iniziato nel 1973 con il suo rivoluzionario lavoro “Line Describing a Cone”, nel quale dal raggio di luce di un cineproiettore si forma lentamente una forma conica nello spazio tridimensionale.
“Leaving (with Two-Minute Silence)” (2009), il più recente lavoro di una serie iniziata nel 2003, il cui elemento strutturale centrale è un “velo sonoro”, si situa da qualche parte nell’ambito intermedio tra scultura, film e disegno.
Le videoinstallazioni di Aernout Mik (carlier gebauer, Berlino) ricordano dei tentativi di ricostruire eventi ai confini della realtà sociale con situazioni rappresentate con grande dispendio di mezzi, confronti quotidiani come quelli vissuti dai viaggiatori durante i controlli di sicurezza all’aeroporto nel lavoro “touch, rise and fall” (2008). L‘allestimento di Mik presenta uno scenario di forma e struttura interamente gerarchizzate. Non viene indicata una trama evidente; invece di ciò, la sua opera continua a pensare gli eccessi dell’ordine al punto che alla fine la cinepresa scorre attraverso l’assurdità di una realtà che si dissolve e che è caratterizzata in maniera quasi rituale e con un’esagerazione irrazionale da ripetizioni, distorsioni e azioni mimetiche.
“Torre de Málaga” (2007) di Yoshitomo Nara (Marianne Boesky Gallery, New York; Blum & Poe, Los Angeles; Tomio Koyama, Tokyo) è stata concepita per la mostra dell’artista al Centro de Arte Contemporáneo di Málaga in settembre del 2007.
L’installazione realizzata con il gruppo di collaboratori YNG di Nara consiste di una struttura in legno formata da materiali riciclati e ispirata dalla costruzione museale.
La base della costruzione è un ambiente che riproduce l’atelier dell’artista, nel quale si possono vedere dipinti, sculture e decine di disegni.
Hans Op de Beeck (Galleria Continua, San Gimignano / Beijing / Le Moulin) ha creato “Location (6)” (2008), un’installazione sculturale in scala monumentale che fa riferimento alle costruzioni panoramiche storiche erette nel corso degli ultimi due secoli soprattutto in Europa. “Location (6)” consiste di un boschetto pieno di nebbia e di luce
bianca che fa pensare a un vasto paesaggio innevato con alberi scarni che si può osservare da un punto centrale raggiungibile tramite un corridoio lungo e stretto.
Marcel van Eeden (Galerie Bob van Orsouw, Zurigo) è nato in Olanda nel 1965, e questa data è di importanza decisiva per la sua opera. I suoi disegni di piccolo formato realizzati a matita su carta si rifanno a motivi ripresi da riviste, libri e archivi tutti prodotti prima dell’anno di nascita dell’artista. Una nuova serie con circa ottanta disegni incor-
niciati, che si potrà vedere in Art Unlimited di quest’anno, presenta la collezione immaginaria di Matheus Boryna, divenuto celebre come appassionato d’arte e affascinato dagli outsider del mondo dell’arte più che dagli artisti già affermati. Su ognuna delle opere d’arte fittizie è stato apposto il timbro di inventario “M.B.” della grande collezione
di Matheus Boryna, com’era una volta prassi comune per i preziosi inventari delle collezioni grafiche.
“By the Window” (2008) di Andro Wekua (Gladstone Gallery, New York; Galerie Peter Kilchmann, Zurigo) combina gli strumenti della scultura e del film per la costruzione di un ingresso fisico e psicologico. L’intera installazione, per la quale vengono utilizzati diversi media, forma un collage di immagini emotivamente cariche trovate e semplicemente presentate, costituendo così un mondo creato dallo stesso Wekua, un mondo nel quale l’osservatore deve sempre rimanere fermo alla soglia della comprensione.
Il lavoro provocatorio dal titolo “The Starving of Sudan” (2008) di Xu Zhen (Long March Space, Beijing) è un riallestimento della tragica situazione che mostra la foto di Kevin Carter, con la quale ha vinto un Premio Pulitzer nel 1994; Carter si è suicidato poco tempo dopo l’assegnazione del premio. Per Xu Zhen il complesso sistema di interpretazione nato in maniera discutibile intorno al contesto e alla ricezione della foto di Carter diventa problematico, in particolare quando lo si mette in relazione con la sofferenza del bebè abbandonato da ignoti mostrato nella foto. Il lavoro di Xu Zhen costituisce in questo senso un’interrogazione sul rapporto di potere tra osservatore e opera,
tra concettualità ed etica e tra passività e soggettività.
PR 6 Art Unlimited / Maggio 2009
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