Tre grandi installazioni, tre sculture e tre grandi collage fotografici a forma di diamante sono in mostra in galleria nello spazio al piano terra. Essi ritraggono memorie ed emozioni, fatti e mitologia, pensieri, citazioni e vite, che intervengono e co-esistono, fertili o sterili. Le immagini di Hempel si radunano nel mezzo di tutto questo, come acqua in grotte sotterranee.
E’ un caos, un punto zero a partire dal quale tutto e niente è possibile.
Hempel dice “I miei disastri sono soprattutto bellissime e deliberate catastrofi. Sono momenti di passaggio da una possibilità ad un’altra e semplicemente segnano un momento tra le due”.
Se il Modernismo ha messo in secondo piano il contesto a favore del contenuto, Hempel fa il contrario – ammassando immagini così piene di riferimenti e idee che è difficile sapere da dove iniziare a guardarle.
Lothar Hempel tratta il mondo come un gigante ready-made in movimento e incoraggia l’arte – in quanto oggetto, idea o stile – a smaterializzarsi in differenti reami.
Hempel chiede a chi guarda niente di meno che diventare allo stesso tempo attore e spettatore, assumendo un ruolo attivo nell’interpretazione e creazione di significato: un significato che emerge nel suo lavoro in modo simile a come emerge in un sogno - come lampi d’intuizione, momenti di lucidità/chiarezza e attraverso frammenti, connessioni, segni e suoni dell’ambiente in cui ci troviamo.
Un estratto da un’intervista tra Emma Stern e Lothar Hempel mette in luce quanto detto sopra:
ES: “Una volta hai detto che il tuo lavoro riguarda lo show business. Che vuoi dire con questo?”
LH: “Lo Show business nei suoi vari aspetti è visto qui come una metafora. Mi diverte vedere l’Io entrare per scelta in un ruolo. Tu impersoni questo ruolo e nient’altro, ma lo stesso c’è un momento di estraniamento, un gap, qualcosa di fisico, anche se completamente astratto. E’ una ferita che non smetterà mai di sanguinare. Un dramma senza fine. Quando tu dici “Io”, è come se entrassi in un teatro. E’ troppo luminoso là sopra e ti accecherà. E’ troppo caldo là sopra, e tu ti senti goffo e irrigidito, ma sei un professionista e vai avanti. Alla fine ti prende il panico quando realizzi la presenza della folla davanti a te, che tu non puoi vedere, solo sentire, perché respira. Come un animale, eppure meccanica. Ma tu sei un professionista e quindi vai avanti.
Il teatro è un macchinario. Il pubblico è parte di questo macchinario come viti, tubi, porte e puntelli e allarmi antincendio e tickets e piumini e fiori e altoparlanti e lampade. Il pubblico è parte di questo macchinario anche quando non sta seduto sulle sedie. Il pubblico è parte di questo macchinario persino prima che venga a teatro. Gli spettatori sono parte di questo macchinario dopo aver lasciato il teatro. Quando sono nelle loro macchine e quando guidano verso casa, fumando, sognando, dimenticando velocemente quello che hanno appena visto.”
ES: “Aha, bene, e che cos’è Kafe Kaputt?”
LH: “Cafe Kaputt è il luogo dove gli attori vanno quando lo spettacolo è finito.”
Lothar Hempel nasce a Colonia, Germania nel 1966. Ha studiato alla Kunstakademie a Düsseldorf e ora vive e lavora a Berlino.
Lothar Hempel ha tenuto mostre personali presso: Anton Kern Gallery, New York; Stuart Shave/Modern Art, London; Art:Concept, Paris; Douglas Hyde Gallery, Dublin; Unlimited Contemporary Art, Athens; Dallas Museum of Art, Dallas; Institute of Contemporary Art (ICA), London; Daniel Buchholz, Cologne; Esther Schipper, Cologne; The Stedelijk Museum, Amsterdam; The Preview Theater, London.
Tra le mostre collettive: Beaufort 03, Ostend; CAPC Musée d’Art Contemporain de Bourdeaux, Bourdeaux; Athens Biennale; Biennale Estuaire Nantes—Saint-Nazaires; Eastside Projects, Birmingham; Modern Art, London; FRAC_Champagne-Ardenne, Reims; the 7th Gwangju Biennale, Korea; Lustwarande Skulpturenpark, Tilburg, The Netherlands; The Barbican Art Gallery, London; Thomas Dane Gallery, London; ZKM, Museum fur Neue Kunst, Karlsruhe; Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Turin, Italy; Tate Liverpool; Kunsthalle, Duesseldorf.
Opere di Lothar Hempel sono presenti nelle collezioni: The Honart Museum / Ebrahim Melamed Collection, Teheran; Sammlung Goetz, München; Astrup Fearnley Museum of Modern Art, Oslo; Saachi Collection, London; Skulpturenpark, Tilburg; Museum of Modern Art, New York; FRAC Champagne, Reims
Inaugurazione giovedì 19 novembre 2009 dalle 18.00 alle 22.00
con una performance dell’artista
Dal 20 novembre al 30 gennaio 2010
Giò Marconi
Via Tadino 15
Milano 20124
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