Giuseppe Spagnulo, opere su carta e sculture recenti
Dal Sunday 17 November 2002
al Sunday 05 January 2003
Comunicato stampa evento: Giuseppe Spagnulo, opere su carta e sculture recenti
Uno dei maggiori scultori italiani viventi, Giuseppe Spagnulo, è l’artista che con la sua personale inaugura il progetto “Carta, corpo, colore” alla Civica Galleria d’Arte Moderna di Gallarate (Va). L’esposizione, a cura di Silvia Pegoraro, propone dal 17 novembre 2002 al 5 gennaio 2003 una documentazione della poetica di Spagnulo attraverso una cinquantina di opere su carta recenti affiancate da alcune sculture di piccole e medie dimensioni da esporre al museo gallaratese, più alcune sculture in acciaio di grandi dimensioni che saranno invece collocate in spazi urbani esterni, vale a dire nelle zone pedonali della città: una mostra dunque di grandissimo respiro, che non solo costituisce un evento di notevole portata dal punto di vista artistico e culturale, ma anche per quanto riguarda un coinvolgimento della città e del suo territorio.
Le opere su carta giocano in Spagnulo un ruolo del tutto particolare, godendo di piena autonomia e potendo dunque essere considerate opere in sé compiute. Nato a Grottaglie (Taranto) nel 1936 (attualmente vive e lavora tra Milano e Stoccarda, dove detiene una cattedra di scultura all’Accademia delle Belle Arti dall’inizio degli Anni Novanta), Giuseppe Spagnulo si forma nel laboratorio ceramico del padre e dopo i primi studi alla Scuola d’Arte della sua città natale, si trasferisce all’Istituto della Ceramica di Faenza, grande crogiolo di incontri internazionali, dove è presente dal 1952 al 1958 come allievo di Angelo Biancini. Nel 1959 si trasferisce a Milano dove frequenta l’Accademia di Brera ed è assistente negli studi di Lucio Fontana e di Arnaldo Pomodoro, oltre a entrare in contatto con Piero Manzoni.
Una data importante nell’opera di Spagnulo è il 1968, l’anno della protesta nelle università e nelle fabbriche, che l’artista traduce nei primi “grandi ferri”, lavori in metallo concepiti da installare nello spazio ambientale urbano, per entrare in rapporto diretto con la spazialità aperta delle piazze, per sollecitare lo spirito partecipativo e comunicativo del grande pubblico, per interagire con la gente e con il mondo: si tratta in questo periodo di sculture forgiate insieme agli operai nelle acciaierie, negli altiforni, nelle officine. Fin dalla metà degli Anni Sessanta l’artista aveva comunque abbandonato la ceramica per utlizzare il legno e nel 1967, nel suo studio in Brianza, aveva avviato una sperimentazione scultorea iniziando lavori in metallo.
Negli Anni Settanta la sua opera si connota concettualmente, nel 1980 le opere realizzate a Berlino accostano materiali diversi, dalla terracotta alla sabbia, dal legno al ferro. Nel 1982, dopo un viaggio attraverso il Mediterraneo, lo scultore riattiva il suo interesse per la ceramica. La sua poetica è perfettamente inquadrata in quella realtà europea che conserva intatto il fascino della tecnica artigianale. Accanto a ciò è vivo il bisogno di ritornare alle proprie radici, di non rifiutare “il vecchio” pur accettando “il nuovo”.
Il tema dei “Ferri Spezzati” torna alla fine degli Anni Ottanta; negli Anni Novanta Spagnulo cerca invece di conferire alla scultura un senso inedito, sfidando la gravità della materia mediante la sospensione di enormi blocchi di ferro.
Recentemente ha ottenuto il “Premio Faenza alla carriera” e il Premio al Concorso Internazionale d’arredo urbano di Milano.
Quella di Spagnulo è un’arte che non chiama in causa solo la vista, ma anche il senso della tattilità, che permette di vivere lo spazio, dialogando con gli oggetti in esso situati.