Le Gallerie dell’Accademia di Venezia, oggi fulcro portante del Polo Museale Veneziano, presentano la più importante raccolta di dipinti di arte veneta dal Trecento al Settecento, formatasi agli inizi dell’Ottocento in seguito alle soppressioni napoleoniche e austriache, a doni, a lasciti e, in misura minore, ad acquisti. Proprio la presenza di questa istituzione permise la conservazione di un immenso patrimonio che altrimenti sarebbe andato disperso. Tuttavia la carenza di spazio nel complesso della Carità scelto dal governo, nonostante le giuste obiezioni degli accademici, come sede per l’Accademia di Belle Arti e per l’annessa Pinacoteca (le attuali Gallerie dell’Accademia), fin dall’inizio penalizzò la composizione delle raccolte.
Molte opere capitali infatti furono concesse in deposito a sedi diverse e della proprietà di alcune si perse addirittura la consapevolezza. La ricomposizione di questo straordinario patrimonio è iniziata alla fine degli anni Ottanta, riverificando i verbali di deposito, aggiornandoli, catalogando le opere, pretendendo che venissero assicurate e, in caso di conservazione non idonea, ritirandole nei propri depositi interni.
In questa campagna di “riappropriazione” di un patrimonio spesso ritenuto, a torto, addirittura perduto, grande impegno, anche finanziario, è stato speso sul piano del restauro, che contemporaneamente, anche stimolato dalla prospettiva delle Grandi Gallerie, è continuato verso le opere interne al Museo, esposte o in deposito.
In tale contesto si inserisce la vicenda dei tre dipinti di Vittore Carpaccio: Sangue del Redentore (1496), Apparizione dei crocifissi del monte Ararat nella chiesa di Sant’Antonio di Castello (1512-13) e la Crocifissione e apoteosi dei diecimila martiri del monte Ararat (1515).
Dopo le soppressioni, questi tre dipinti vengono conservati nel depositorio demaniale della ex Commenda di Malta e scelti, proprio per la loro alta qualità, venne decisa la loro musealizzazione: nel 1812 l’Apoteosi e crocifissione dei diecimila martiri del monte Ararat, e nel 1838 l’Apparizione dei crocifissi del monte Ararat nella chiesa di Sant’Antonio di Castello, destinati alle Gallerie dell’Accademia; mentre il Sangue del Redentore nel 1838 viene trasferito nei musei viennesi. Quest’ultimo, rientrato in Italia nel 1919, dopo un periodo di permanenza a Venezia viene depositato nel 1924 nei Civici Musei di Udine, da dove era stato ritirato nel 1810, dalla chiesa di San Pietro Martire. Gli altri due invece, provenienti dalla distrutta chiesa di Sant’Antonio a Castello, sono sempre rimasti a Venezia, esposti alle Gallerie dell’Accademia, dove si trovano tuttora.
Benché le notizie riguardanti i precedenti restauri siano quasi inesistenti, vi sono alcune indicazioni interessanti emerse dalla documentazione, in particolare sul loro stato di conservazione. Il Mengardi, ispettore sulle pubbliche pitture di Venezia, nel 1783 a proposito della Crocifissione e apoteosi afferma che si trova ancora in buono stato, tranne un blu usato nelle corazze che si è in parte alterato. Alcuni anni dopo, nel 1809, Pietro Edwards a proposito dell’Apparizione ne sottolinea il pessimo stato di conservazione, definendola “in tela quasi perita” e l’anno successivo, nel 1810, citando il Sangue del Redentore, lo giudica “guastatissimo”.
Per quanto concerne gli interventi più prossimi a noi possiamo dire che sia l’Apparizione che la Crocifissione e apoteosi presentavano materiali e tecniche riconducibili ad interventi datati tra la fine degli anni ’40 e gli anni ’60 del Novecento; nel dipinto il Sangue del Redentore, invece, erano visibili tracce di un intervento più antico, probabilmente eseguito a Vienna nel periodo di permanenza nella città austriaca tra il 1838 e il 1919, e certamente nessun intervento è stato eseguito durante la sua permanenza nei Civici Musei di Udine a partire dalla fine del 1924.
Le Gallerie dell’Accademia conservano l’unico ciclo di teleri di Carpaccio musealizzato e il più grande numero di opere dell’artista riunite in un’unica sede. Queste tre tele erano le ultime opere di Carpaccio di proprietà delle Gallerie dell’Accademia che necessitavano di restauro. Pertanto si è scelto di procedere ad esemplari interventi conservativi che, come spesso accade per il grande prestigio e autorevolezza della Soprintendenza veneziana unite ad uno straordinario ritorno d’immagine, sono stati finanziati con generosi contributi privati: l’Apparizione da Banca Intesa nell’ambito del progetto “Restituzioni 2006”, la Crocifissione e apoteosi con un lascito testamentario della rinomata storica dell’arte americana Rona Goffen, da marzo a giugno 2006, infine il Sangue del Redentore a spese del comitato privato Save Venice Inc., California Chapter, da luglio a dicembre 2006.
L‘Apparizione, composta di quattro pezzi di tela, è stata rifoderata poiché presentava distacchi tra la tela originale e una precedente foderatura. La superficie pittorica è risultata fortemente abrasa probabilmente per una antica pulitura attuata con sostanze altamente corrosive, fenomeno che oggi ne condiziona fortemente la lettura, nonostante le indagini diagnostiche ne abbiano rivelato la qualità, ad esempio nella ricchezza di pigmenti rossi addirittura maggiore che negli altri due.
Il Sangue del Redentore, composto di due tele giuntate verticalmente, rifoderato probabilmente alla metà dell’Ottocento a Vienna, non presentava problemi nel supporto. Assai interessante è la tela intermedia , assolutamente inusuale, in cotone a maglie molto larghe, rinvenuta tra l’originaria e quella di rifodero, probabilmente utilizzata per rinforzare la prima.
Dei tre la Crocifissione e apoteosi è il dipinto che appare meglio conservato e non ha mai avuto bisogno di tali interventi: essa è composta di un'unica tela, ad ulteriore evidenza di un’importante committenza, peraltro già suggerita dalla ricchezza dei pigmenti, dalla complessità tecnica dell’esecuzione pittorica nella successione degli strati di spessore ridotto, nonché dall’impegno dell’artista nella profusione di particolari.
Le indagini diagnostiche propedeutiche al restauro, riflettografie IR, radiografie, fluorescenza uv e a raggi x, stratigrafiche e test microchimici, hanno guidato l’ intervento fornendo utili informazioni sulle vicende conservative svelando un ricco disegno sottostante ed i pentimenti dell’artista in corso d’opera. La conclusione del restauro dei tre capolavori che qui si presentano ha consentito di rendere molto più leggibili dettagli e particolari che caratterizzano la più alta produzione di Carpaccio.
Al termine della mostra, il dipinto Sangue del Redentore tornerà ad essere esposto nel museo civico di Udine, in deposito temporaneo dalle Gallerie dell’Accademia.
27 gennaio – 4 marzo 2007
Il catalogo, edito da Marsilio, accosta ad una introduzione sulle vicende dei tre dipinti la descrizione degli interventi di restauro e i risultati delle indagini diagnostiche propedeutiche.
Direzione Lavori: Sandra Rossi
Restauro: AR&C Arlango Restauro e Conservazione, Vicenza
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