Galleria del Palazzo - Beatrice Cifuentes Sarmiento - Dettaglio evento

Sede Lungarno Guicciardini, 19, Firenze -  Mappa



Flavio Lucchini - Dolls

Dal martedì 09 gennaio 2007
al sabato 27 gennaio 2007

Orari:
11.00/13.00 e 15.30/19.30 martedì/sabato
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Comunicato stampa evento: Flavio Lucchini - Dolls

Dopo una vita dedicata all’editoria della moda, che l’ha visto fondatore di importanti testate femminile italiane, Flavio Lucchini la abbandona e da un ventennio si dedica alla ricerca artistica, la sua passione di sempre.
La Galleria del Palazzo, proseguendo la collaborazine con MyOwnGallery di Milano, presenta un’imprevista tappa del suo lavoro: DOLLS, 18 opere che richiamano alla memoria bambole, bimbe, «puffe» come dichiara l’artista, in una visione stupita e divertita della femminilità. Sono bassorilievi dipinti con colori fluorescenti, figurete ironiche che vogliono sottolineare la freschezza di ogni giovane donna, sfrontata e ingenua. L’abito non più come strumento per «divinizzarsi», ma per giocare, irridere, provocare. Sono anche bambole in resina bianca che riproducono la forma originale, fatta di fogli accartocciati e ricomposti seguendo un percorso che sembra prendere le distanze dalla perfezione plastica delle opere precedenti.

FLAVIO LUCCHINI Biografia


Flavio Lucchini nasce a Mantova, studia Architettura a Venezia e Arte all’Accademia di Brera di Milano. Fin da giovanissimo si mette in mostra per l’audacia e la modernità del suo lavoro grafico. Trasferitosi a Milano, crea e porta al successo le più importanti riviste di moda Italiane (da Fantasia a Amica, Vogue, L’uomo Vogue, Lei/Glamour, Donna, Moda ed altre), scopre i nuovi talenti della fotografia, della grafica, del giornalismo e tiene a battesimo sui suoi giornali tutti i più grandi stilisti. Nel 1990, abbandona tutti i suoi incarichi per dedicarsi esclusivamente all’arte. Con una mission particolare: togliere il sospetto di effimero alla moda e renderla eterna, esplorando, indagando, attraverso la sua Dress-Art il mistero dell’abito femminile, i meandri della creatività, lo spirito di quel mondo, suo habitat per tutta una vita.

Mostre

- Aprile 2005: Dress-memory, Design Connection, Milano.
- Ottobre 2005: Personale a Art(Verona, Verona.
- Novembre 2005: Collettiva Palazzo Visconti-Spinola, Genova.
- Novembre-gennaio 2006: Dress Art - Ultime Sculture, MyOwnGallery
- Aprile 2006: Ghost, partecipazione alla collettiva "Idee: spazio aperto alla creatività contemporanea", East End Studios, Milano
- Marzo-Giugno 2006: Dolls, MyOwnGallery
- Settembre-Ottobre 2006: Recent works, antologica, MyOwnGallery, Milano
- Ottobre 2006: partecipazione alla collettiva IDEE, Santa Scolastica, Bari
- 14 Ottobre 2006: esposizione presso la Sala Panoramica del Castello Sforzesco, Milano
- Ottobre-Novembre 2006: Lucchini-Gastel: Visioni parallele, MyOwnGallery, Milano
- Ottobre 2006: partecipazione ad Art Verona 06

Mostre in programma

- Dicembre 2006-febbraio 2007: Personale, Hilton Hotel, Milano
- Gennaio 2007: Personale, Galleria del Palazzo, Firenze
- 30 marzo–2 aprile 2007: Partecipazione a MiArt 07 (Fiera d’arte moderna e contemporanea), Milano
- Maggio 2007: Partecipazione alla collettiva “Maestri di Brera in Cina”, Museo d’arte Contemporanea, Shangai

DOLLS / Flavio Lucchini / Martina Corgnati

Nell’abito, con l’abito si può tutto, anche ricreare da capo una specie di mitologia della forma dato che poi, in fondo, l’arte produce sempre, quasi inevitabilmente, un contatto colla dimensione mitica. Apertura, quindi, ma al tempo stesso, e forse alla ricerca di una specie di equilibrio, l’artista progetta un intervento del tutto diverso, finalmente abitato: sono le piccole donne, oppure le bambole nate negli ultimi mesi. Scopo di Lucchini questa volta è di rivitalizzare un’altra componente della propria memoria, specialmente dolce e affettuosa. Simili una all’altra, stilizzate, con grandi volti ovali senza occhi e senza identità, queste figure rappresentano infatti la vita, il sentimento di innumerevoli ragazzine ingenue che con ingenuità desiderano il rivestimento che le renda diverse, uniche, desiderabili; trasfiguri la loro immagine fino a fare di loro delle divinità contemporanee. Insomma, rappresentazioni pure di desiderio, di contatto.
Quasi segretamente, in queste bambole si annida poi un dettaglio autobiografico, intimo e minimo di sua moglie, compagna di vita, pensiero, scelte, avventure e della figlia Gaja. Ma si tratta appena di un’insinuazione, destinata a conferire alla figura un’ulteriore spunto di tenerezza. Per il resto, infatti, le bambole sono figure moltiplicate, replicate, nessuno in particolare, non una (l’artista tiene molto a questo elemento) ma più, una folla, potenzialmente tutte, tutte quelle che vorrebbero ma non sono, o non sono ancora. Non importa chi, non importa quante. Più o meno simili, queste sculture hanno arti grossolanamente cilindrici, che ricordano le configurazioni tozze delle prime opere di Brancusi, quelle più dichiaratamente ispirate alle culture primitive, per esempio Primi passi o Ragazzina francese. Sono statue essenziali, prossime alle avanguardie; c’è in loro una dimensione di necessità che trae senso dal profondo interesse che Lucchini nutre nei confronti delle arti primitive, delle forme semplici, addirittura elementari. Non a caso si tratta di bambole: Max Ernst collezionava avidamente le figure Kachina Hopi e Zuni, cui si ispirano molte delle sue opere tarde; forme quasi grossolane, senza pretese mimetiche o naturalistiche, incarnazioni dell’altro, e dell’arte che congiunge il cielo alla terra, la natura agli uomini. Bambole, ancora, erotiche, per Kokoschka, che in esse lasciava rivivere il fantasma di Alma Mahler, colpevole di un indocile, intempestivo abbandono.
La bambola, in qualche modo, è al centro dei sogni, degli incubi delle avanguardie. Oggi Flavio Lucchini vuole sognare ancora questo sogno, naturalmente a modo suo, per riportare una presenza umana fra i silenziosi simulacri di gesso e di resina, di bronzo e d’oro, che ha costruito per quindici anni. Oggi invece, di fronte all’abito perfetto e inviolabile, c’è uno spettatore, anzi una spettatrice senza nome né volto ma con un desiderio che la rende vera. Martina Corgnati

9 - 27 Gennaio 2007

Ingresso Libero

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Lungarno Guicciardini 19
50125 Firenze
info@galleriadelpalazzo.com
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In collaborazione con:
Galleria del Palazzo-Palazzo Coveri
19, Lungarno Guicciardini
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