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Mario Schifano - Oltremare

Dal mercoledì 20 dicembre 2006
al lunedì 15 gennaio 2007

Ufficio stampa Manual - Paola Marino
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Comunicato stampa evento: Mario Schifano - Oltremare

A cura di Achille Bonito Oliva e Archivio Schifano


Trenta opere per lo più inedite del grande artista di origini libiche nella mostra “Oltremare” al castello di Sannicandro di Bari. Questi dipinti sottolineano quanto sia stata importante nell’opera di Mario Schifano l’ispirazione tratta dal paesaggio del bacino mediterraneo. Un percorso espositivo che si articola tra temi paesaggistici italiani e africani: luoghi accomunati e divisi dal mare, la cui diversità è mitigata dal filo conduttore della sensibilità dell’artista per le loro radici comuni.
La mostra è curata da Achille Bonito Oliva e dall’Archivio Schifano con l’ Associazione culturale BluBramante ed è promossa dalla Regione Puglia e dall’Assessorato al Mediterraneo Pace e Attività Culturali. Una selezione rigorosa nella prolifica opera di uno dei più importanti protagonisti dell’arte italiana contemporanea.
Così scrive Bonito Oliva in un estratto del testo in catalogo:
«Mario Schifano è nato a Homs, paese libico del nord Africa. Vissuto fino alla sua morte in Italia, sembra sempre aver praticato una pittura limpida e luminosa, tipicamente mediterranea. Dai monocromi ai paesaggi, dagli animali fantastici ai deserti, l’artista si è posto in un rapporto solitario col processo pittorico e ora ci consegna, a futura memoria, questi deserti della pittura, immagini emblematiche di un luogo sconfinato, orizzontale ed infinito... per Schifano essere artista significa fare l’artista. Sotto la mano dell’artista, prima, e l’occhio dello spettatore, dopo, transitano immagini appartenenti al campo affettivo e a quello sociale, in un intreccio tra il sentimentale e l’esplorativo, secondo una frequenza volubile di tempo e spazio. Mario Schifano si conferma artista totale, produttore di un’arte istantanea che sintetizza nell’occhio e nella mano uno spaccato di vita senza soluzione di continuità.»

«Oltremare» è la ideale continuazione della precedente mostra «Deserts», grandi tele ispirate al paesaggio africano che per due anni ha viaggiato tra Italia, Libia, Tunisia e Marocco. Un progetto di dialogo attraverso l’arte nei paesi mediterranei che ancora una volta l’archivio Schifano e l’associazione Blubramante vogliono stimolare. Dopo la prima grande esposizione italiana nel castello di Sannicandro, «Oltremare» farà tappa ad Alessandria in Egitto ed in vari paesi del Golfo. L’opera di Schifano diventa così un ponte culturale tra il mondo arabo e quello europeo, mondi che oggi appaiono divisi ma che nascono da comuni radici filosofiche e culturali, arricchite nel tempo dai commerci, dagli studi e dalle migrazioni.

BIOGRAFIA

MARIO SCHIFANO
(Homs, Libia 1934 - Roma 1998)

Mario Schifano è stata una presenza singolare nel panorama dell'arte italiana di fine Novecento per la sua opera dissacrante che ha scandagliato così radicalmente i linguaggi della modernità.
Nato a Homs in Libia il 20 settembre 1934, Schifano si trasferisce presto a Roma col padre, archeologo e restauratore, insieme al quale lavora prima di dedicarsi alla pittura. Esordisce nel 1959 a Roma, alla Galleria Appia Antica, con opere informali di densa matericità, una caratteristica che si mantiene intatta anche nel successivo ciclo dei Monocromi, con cui dà vita a superfici di colore uniforme che rappresentano il grado zero di ogni possibile evento. Il primo, importante riconoscimento internazionale arriva per lui nel 1962, quando le sue opere appaiono nella mostra The New Realists, alla Sidney Janis Gallery di New York, accanto a quelle dei maggiori esponenti della Pop Art americana, con cui Schifano era già entrato in contatto. E sempre all'influenza della Pop Art americana va ricondotto il suo interesse in quegli anni per la rielaborazione dissacrante dei più noti marchi pubblicitari come quello della Coca Cola o della Esso e, in seguito, per la rivisitazione di alcuni momenti della storia dell'arte come il Futurismo, cui dedica un intero ciclo di tele a partire dal 1965, l'anno in cui realizza anche Io sono infantile, un'opera legata ancora al tema della forza usurante della memoria e alla rivisitazione ironica del proprio stesso passato.
In tutti questi casi Schifano, ritagliando e ingigantendo un particolare - come nel caso dei marchi pubblicitari - o sfuocando, svuotando e rimontando le immagini del passato - come nel caso dei futuristi e della propria memoria, ottiene un effetto di straniamento dell'immagine banalizzata dalla quotidianità, ulteriormente degradata dalla sua stessa pratica artistica per negarne e annullarne ogni valore culturale, come intendevano fare, a loro tempo, i futuristi, non a caso più volte richiamati nella sua opera. La sua opera si impone così all'attenzione della critica e dei maggiori letterati italiani come Moravia o Goffredo Parise, mentre Schifano rivolge la propria attenzione al cinema e alla televisione, attirato dall'inarrestabile flusso di immagini che caratterizza la società tecnologica. Nel 1967 realizza il lungometraggio Anna Carini vista in agosto dalle farfalle, cui faranno seguito Satellite, Umano non Umano, Trapianto, Consumazione e morte di Franco Brocani e quindi Ossigeno Ossigeno e Compagni Compagni.
E' un'esperienza, quella cinematografica, che trasforma in profondità la sua pittura dove, intorno al 1970, appaiono nei modi dissacranti che gli sono congeniali, immagini televisive isolate e fissate sulla tela sfruttando il collage, il fotomontaggio e la fotoimpressione. Nel 1974 l'Università di Parma realizza la sua prima grande antologica che ne ricostruisce il percorso artistico e, a partire dal 1980, nascono i cicli Cosmesi, Architettura, Biplano, Orto Botanico e le tele di soggetto naturalistico raccolte in una mostra itinerante sotto il titolo di Inventario con anima e senz'anima.
L'ultimo ciclo pittorico degli anni '90 è Reperti, sul tema degli animali preistorici, mentre nel 1996 Schifano torna ancora a lavorare sull'immagine televisiva, intesa come linguaggio fondamentale del nostro tempo, rielaborata al computer per annullarne e neutralizzarne culturalmente il nucleo di banalità conformistica. L'opera di Schifano resta così fino all'ultimo quella di un artista della negatività assoluta di ogni valore estetico e culturale. Ma questa negatività assoluta - di cui può essere assunta a simbolo la sua famosa tela del 1960 su cui campeggia un grande No - è sempre venata di ambiguità. Schifano, infatti, riconosce nella fotografia e nella televisione la fonte del moderno conformismo culturale, ma ne è, allo stesso tempo, affascinato. E' noto, ad esempio, che nel suo atelier egli lavorava con decine di televisori accesi, macchine fotografiche e computer. Il conformismo della quotidianità televisiva, insomma, può essere ucciso solo da una negatività assoluta che usa i suoi stessi mezzi e il suo stesso linguaggio. Lo stesso atteggiamento che Schifano aveva nei confronti del danaro, di cui era avido, ma che disprezzava e negava sperperandolo e finanziando negli anni Settanta, per sua stessa ammissione, i gruppi della sinistra extraparlamentare. Arrestato più volte per droga, è morto il 26 gennaio 1998 in un ospedale di Roma. L'ultima sua impresa era stata la scenografia per il carnevale romano del 1997.

Inaugurazione mercoledì 20 dicembre 2006 ore 19.00
20 dicembre 2006 - 20 gennaio 2007

Castello Normanno - Svevo
Sannicandro di Bari
Piazza Castello

Per informazioni:
ufficio stampa Puglia
MANUAL
Paola Marino
paola.manual@gmail.com