Matilde Meucci - Dettaglio evento

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Toscana Foto Festival 2007

Dal giovedì 05 luglio 2007
al domenica 05 agosto 2007

Orari:
tutti i giorni, ore 17.30-19.30 / 21.00-23.00
Ufficio stampa Matilde Meucci

Comunicato stampa evento: Toscana Foto Festival 2007

5 luglio - 5 agosto 2007, Palazzo dell’Abbondanza – Massa Marittima

NEW YORK POLAROID.. BY MAURIZIO GALIMBERTI Una personale e intima visione della Grande Mela
Fotografo con Polaroid fin dai primi anni Ottanta, Maurizio Galimberti privilegia la fotografia di ricerca attraverso il concetto del ritmo e movimento, tipico di futuristi e cubisti. Esordisce utilizzando una fotocamera Widelux per una ricerca ''on the road''. In seguito, da circa diciotto anni, usa stabilmente Polaroid. Della stessa diviene rapidamente ideatore dello specifico movimento (vedasi volume ''Polaroid Pro Art''). La sua creativita' e progettualita' si esprimono anche nel ''Mosaico Fotografico'', una tecnica ''reinventata'' e adattata soprattutto nei personalissimi ritratti eseguiti nel mondo dell'arte, moda, cultura. Galimberti e' stato ''Instant Artist' POLAROID, e ideatore della ''Polaroid Collection Italiana''. Allo stesso tempo, partecipa ad importanti rassegne di fotografia e cinema, in occasione della MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA 1996-1998-2003-2004-2005-2006-2007, in collaborazione con Polaroid, Photo Movie e Jaeger LeCoultre ha realizzato ritratti a mosaico ai divi presenti. La sua abilita' di ritrarre 'istantaneamente' persone e paesaggi fa della sua fotografia un marchio inconfondibile. La qualifica di istant artist nasce dal suo attento studio del rapporto tra immagine e realta'. I mosaici di architetture, che rappresentano la sua cifra piu' riconoscibile, sono partiti inizialmente come piccoli puzzle di Polaroid: dieci, venti tasselli che scompongono edifici, strade, e li riassumono in nuove creazioni. A tutto questo si aggiunge una tecnica innovativa, definita dallo stesso Galimberti come frottage: tramite una penna, una spatola di legno l'autore imprime dei segni che donano nuovi colori alla fotografia. Alla fine del 2006 si e' spostato nella Grande Mela per un lavoro che si rispecchia in 190 immagini che compongono un libro e una mostra: New York Polaroid... by Maurizio Galimberti' in cui si puo' ammirare tutto il suo talento e la sua personale e intima visione di una fra le piu' belle citta' mondo.

Jan & Sarah (Jan Saudek Sarah Saudekova) Dialogue
“E' da tempo che penso ad una mostra di coppie d'artista: potrei citare ad esempio Helmut Newton e Alice Springs o Don Mc Cullin e Marylin Bridge, ma non mi è risultato facile. Vuoi perché a volte il raffronto potrebbe risultare penalizzante per l'uno o per l'altro (e la recente Biennale al femminile ha ampiamente dimostrato la validità e la qualità del cosiddetto lato debole della coppia); vuoi perché molte volte le tecniche risultano disomogenee e di difficile confronto (dalla pittura alla fotografia, dalla poesia alla scultura e via dicendo). Con Jan e Sarah so di rischiare: Jan è un mostro di bravura internazionale e la giovane Sarah risente sicuramente dell'influenza di Jan, ma sono sicuro che ad una lettura più attenta le sottili differenze di visione del mondo possono essere percepite anche dai più distratti. Una mostra quindi da vedere, che non richiede un lungo testo critico, tanto si è già scritto su Jan e tanto poco su Sarah, che puo' suscitare piacevoli sorprese.” Ken Damy

Andrea Razzoli Geometrie
Vincitore Premio EPSON “Le Logge” Toscana Foto Festival 2006
Un punto di vista di Andrea Razzoli! ... Ovvero un modo singolare di riflettere sulla realtà quotidiana, all'aperto, per strada, su Soggetti, Oggetti, Atmosfere, oppure sugli uni e gli altri insieme, coerentemente 'legati' tra loro. L'autore emiliano, individuato il proprio punto di vista, costruisce una serie di immagini, organizzate e collegate, per contenuto, forme e linguaggio, nella quale sintetizza, inventandolo ex novo, uno straordinario paesaggio che ha un tratteggio concettuale, indefinito e intrigante, nel contesto di una dimensione strutturale solo in apparenza descrittiva. Razzoli si è 'sdraiato' ed ha osservato in prospettiva, attraverso la sua macchina fotografica, 'poggiata sulla terra', più segmenti di uno 'stesso' paesaggio, dal suo personale punto di osservazione. Profili di luce inediti, cromatismi stimolanti, preziose stilizzazioni di segni urbani, ambienti poetici, tutti elementi coordinati in una trama iconica discreta, avvolta nel silenzio, in cui è a fuoco il primo piano, ben delineato e limpido, mentre sullo sfondo, Oggetti, Soggetti e Atmosfere - protagonisti e comprimari -, rimangono sfuocati, secondo un progetto elaborato in ogni dettaglio. Tombini, segnali stradali, spazi, asfalti e strade ... entità che sembrano estratte e proiettate nel nulla, sconosciute e inesistenti, che l'autore colloca in una prospettiva creativa intima e unica, dando ad essi soggettività e vita. Razzoli, che conosce e gestisce con grande abilità il mezzo, crea, con una tessitura geometrica accattivante e di ottimo livello, un mosaico di appunti che fa sognare. Un paesaggio che intriga, quindi, e si manifesta in una varietà di sintesi, plurali e significanti. 'Ho iniziato a fare scatti da terra - dice - perché mi affascinava il diverso punto di vista e la conseguente diversa dimensione che assumevano le cose; mi sono reso conto con stupore di entrare in un nuovo mondo fantastico, tutto improvvisamente mi appariva, tutto era da raccontare'. Studiati i tagli, atipici i punti di fuga: riflessioni costruite su di un paesaggio banale che Razzoli osserva e 'lavora' intimamente traendone argomentazioni linguistiche di indubbia valenza espressiva. I segni urbani assumono una dimensione tale che permettono di costruire paesaggi inediti che lasciano spazio alla fantasia ... 'La fotografia - dice Franco Fontana - non deve riprodurre il visibile, ma rendere visibile l'invisibile'. Come fa Andrea Razzoli! Fausto Raschiatore

Samuele Bianchi Realtà in comunicazione
Vincitore Premio ITALGAS “Ambiente” Toscana Foto Festival 2006
Le immagini di Samuele Bianchi non danno certezze, non illustrano la realtà. All'opposto, alimentano vertiginosamente i dubbi, e comunicano sensazioni al fruitore tramite il procedimento dell'evocazione, non della mera, arida, riproduzione. Partendo da questo presupposto, l'autore toscano si concentra non sulla questione del soggetto da riprendere e neanche sulla frustrante e mortificante fissazione (tutta italiana) del contenuto. Il fulcro della sua fotografia e' situato nel problema, forse irrisolvibile, della scelta del fotografo, e dunque all'interno dell'incognita dello sguardo. Nel caso specifico, Bianchi opera grazie a una sorta di principio dei vasi comunicanti. Non e' esclusivamente il mondo che influenza il suo sguardo. E' vero anche l'esatto contrario, e cioè che l'autore proietta tramite il dispositivo ottico il suo pensiero sui segni della realtà. Tale concezione sgombra il campo da qualsiasi banale narcisismo imperante nel mondo fotografico (togliendo di mezzo l'idea secondo cui esistano 'fotografi bravi') e pone Bianchi in una dimensione concettuale che trasporta l'azione creativa sul piano della filosofia delle immagini, piuttosto che su quello del fare 'belle' fotografie, o peggio ancora interessanti.
Con il suo recente lavoro, il fotografo lucchese oltretutto smonta uno dei luoghi comuni secondo cui, per dare profondità a un lavoro fotografico, non si possa che esplorare ciò che è lontano, 'altro', da noi. Samuele Bianchi ha puntato il suo sguardo/pensiero permeabile sul territorio che lo circonda, sulle strade e sui palazzi della sua esistenza giornaliera, nella convinzione che non possa che sussistere viaggio più impressionante e straniante di quello che effettuiamo nel nostra presunta realtà (che pensiamo di conoscere e dominare). Agendo come una sorta di periscopio anarchico, Bianchi ha 'prelevato' frammenti opposti/speculari di reale negando l'assolutezza della scelta dello sguardo e producendo 'immagini doppie' che rendono culturalmente complessa la questione dell'intervento dell'artista sui luoghi visibili. Il suo spazio di azione e' in sostanza quello dei significanti e non quello dei significati, le sue opere destabilizzano e non stabilizzano.
Maurizio G. De Bonis, direttore Cultframe – Arti Visive e Comunicazione HYPERLINK "http://www.cultframe.com" www.cultframe.com

HOTEL ARGENTINA
Giovanni Carrozzini
È impossibile rappresentare linearmente l'immenso territorio dell'Argentina, le sue profonde ferite, la moltitudine delle comunita' indigene e delle etnie nate a seguito delle colonizzazioni. Ma il mondo e' un grande albergo, in cui siamo ospiti del tutto provvisori: questo lavoro e' lo schermo delle apparizioni determinate dall'infinita potenza del caso e dalla straordinaria capacita' dell'autore di cogliere la promessa dell'avvenimento. Dietro ad ogni porta c'e' uno spazio abitato, la cellula di un organismo complesso, un microcosmo di singole storie che procedono per pulsazioni ternarie. Per la percezione il ritmo e' tutto: il susseguirsi armonico dei movimenti di spazio e di tempo ci consegna il battere della solitudine del guardiano del faro, della nostalgia di gioventu', delle chiavi del regno dei morti, del pianto sconsolato di un bambino. Ci riconduce poi al levare degli scheletriti paesaggi urbani, dei rifugi e dei segni di un abitare di stenti e di ancore all'ingombrante passato e ad un presente senza storia.
Hotel Argentina ha la struttura di una filamentosa molecola di DNA: si avvolge a spirale, ricollega le sue parti saldando impenetrabili spazi trasversali, trasporta le informazioni essenziali della nostra dispersa umanita'. È la terra di approdo degli uteri di cemento, della milonga a gettone, degli aerei di vento, dei fari extraterrestri, delle ombre salate e delle bocche buie di miniera. A quest'Hotel chiediamo asilo per intrecciare le nostre storie con quelle dei fratelli passati da qui. Cristina Paglionico

È nato a Fermo dove vive e lavora. Si occupa di fotografia dal 1996. Nel 2003, dopo un'interruzione di qualche anno, torna in attivita' avvicinandosi sempre piu' a tematiche sociali, realizzando diversi reportage in Africa ( Zambia, Kenia, Angola), dai cui nasceranno anche diversi calendari con immagini a colori venduti a scopo benefico. All'inizio del 2005 lavora nella comunita' Gruppo Famiglia di Porto San Giorgio, realizzando un progetto fotografico sul reinserimento nella societa' di ex pazienti manicomiali, con la collaborazione del critico Enzo Carli. Nel marzo del 2005 parte alla volta dell'Argentina, per fotografare le condizioni di vita a Maximo Paz, un borgo della periferia degradata di Buenos Aires, e poi di nuovo in Africa.
Nel corso del 2005 e' stato premiato nelle manifestazioni Portfolio di Foiano della Chiana, Bibbiena e Nocciano, con lavori diversi. Il 3 dicembre, a Prato, gli e' stato assegnato il Premio Kiwanis. Nel 2006 vince il premio 'Crediamo ai tuoi occhi' a Bibbiena con l'opera Falene e gli viene pubblicato il lavoro nella collana monografica della FIAF.
Il 2 dicembre 2006 vince 'Portfolio 2006 - Gran Premio Epson' con l'opera Hotel Argentina

La mostra si terrà presso
Palazzo dell’Abbondanza Via Goldoni – Massa Marittima
Ingresso gratuito