“Alessandro Papetti.Occhi e lune” è la mostra che Villa Manin propone, dal 25 settembre al 7 novembre 2010, a latere della grande rassegna “Munch e lo spirito del nord” ospitata dal corpo centrale della dimora nobiliare friulana.
Le opere di Papetti saranno allestite nell’emiciclo settentrionale della Villa, nei medesimi ambienti che hanno accolto la monografica “Scene d’Ungheria” di Matteo Massagrande.
Se in quel caso, la simbiosi con la mostra principale “Da Courbet a Monet” stava nelle assonanze tra i magici paesaggi ungheresi dell’artista di oggi con la dimensione di paesaggio che, partendo dalla Francia, si è diffusa nell’Europa centrale e orientale tra Otto e Novecento, in questo caso il confronto è con Munch, sia nella durezza del ritratto sia nella liricità del paesaggio.
La mostra che Alessandro Papetti propone si muoverà, infatti, su due binari: il ritratto e il paesaggio notturno sull’acqua, avendo come ideale riferimento l’analoga produzione di Munch. E soprattutto il punto di partenza per Papetti saranno due celeberrime tele di Munch che verranno prestate dalla Galleria Nazionale di Oslo, “Autoritratto con la sigaretta” e “Luce di luna”, entrambi del 1895 e ospitati contemporaneamente a Villa Manin. L’dea e la cura di questa mostra sono di Marco Goldin.
Ad essere esposte saranno tele, spesso di grandi dimensioni, in parte appartenenti alla collezione privata dell’artista e altre realizzate per l’occasione.
Corpi che affiorano dall’oscurità nel lume della luna sull’acqua, veri e propri grandi ritratti, questi alcuni dei temi affrontati da Alessandro Papetti, la cui ricerca scandaglia ogni angolo del reale, utilizzando un linguaggio materico, non privo di accenti espressionistici.
L’intento dell’artista sembra quello di esplorare ogni aspetto della realtà al fine di svelare i misteri dell’esistenza. Le tele di grandi dimensioni, l’uso del colore disteso a grandi pennellate e contenuto nelle tonalità del grigio e sabbia, fino al blu e viola dei suggestivi notturni, sono gli ingredienti delle opere quasi monocromatiche di Papetti, nelle quali unica protagonista è la luce, che svela o nasconde ai nostri occhi porzioni di realtà. I riflessi e i giochi chiaroscurali si impadroniscono di ogni elemento, trasfigurandone la consistenza materica. I cantieri, le strade, le case, ritratti alternativamente di giorno e di notte, sono luoghi di memorie, dove ogni singolo oggetto reca evidenti le tracce lasciate dal tempo.
Negli anni ottanta i temi erano fondamentalmente interni e figure. L’indagine di Papetti si estende poi a scenari di archeologia industriale ed interni di ville settecentesche, uniti a vedute di strade di Parigi, città nella quale lavora periodicamente a partire dal 1995. E’ del 1996, proprio nella capitale francese, l’incontro con James Lord, celebre scrittore e critico americano, il quale nel testo critico dedicato al lavoro di Papetti, definisce la sua pittura profondamente italiana. L’italianità della sua arte consiste nella “capacità di cancellare se stesso di fronte alla materia che tratta. La sua persona non intralcia mai ciò che l’artista sta facendo.” A ciò si unisce la “tensione della visione” e la “focalizzazione sullo spazio”. Dal 1995 al 1999 prosegue la ricerca su interni e ritratti aggiungendo uno studio approfondito sul tema del nudo. Nel 1999 fa la sua comparsa il tema dell’acqua, con precisi richiami al Film Blu di Kieslowski. Il nucleo di opere dedicate a questo tema vieni poi presentato in una grande mostra dal titolo “Acqua”. Nel panorama della pittura italiana Alessandro Papetti ha sempre conferito al mezzo pittorico un valore particolare, etico, al di là delle tendenze che gli ha sempre consentito di sviluppare accenti autonomi di grande forza.
25 settembre - 1 novembre 2010
Villa Manin - Centro Arte Contemporanea
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