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La luce sul filo

Dal Friday 14 November 2003
al Sunday 28 March 2004

Ufficio stampa Studio Esseci

Comunicato stampa evento: La luce sul filo

La luce sul filo.
Lampadine nei manifesti della Raccolta Salce
Treviso, Palazzo Giacomelli, 15 novembre 2003 – 28 marzo 2004





Vernice per la Stampa: 14 novembre 2003, ore 11





Ulteriori informazioni: www.studioesseci.net




Treviso, palazzo Giacomelli, gennaio 2003: all’inaugurazione della mostra di Adolph Hohenstein, un dirigente della Osram si sofferma ammirato dinanzi al manifesto della Metallfadenlampen e chiede: “Ci sono altri manifesti che pubblicizzano lampadine, nella Raccolta Salce?”. La risposta è pressoché scontata: nella Raccolta Salce c’è di tutto. Da questo spunto è nata la mostra La luce sul filo, che traduce liberamente nel titolo quella “lampada a filamento metallico” che giusto cento anni fa, nel 1903, si è iniziato a produrre industrialmente. Una mostra nata avendo già il suo sponsor: la Osram per l’appunto.

L’anno di invenzione della lampadina è posto tradizionalmente al 1879 (autore geniale T.A. Edison), già negli anni ottanta dell’Ottocento si assiste a importanti esperimenti di illuminazione elettrica in zone limitate di grandi città: Milano fu pioniera in Italia, illuminando a luce elettrica piazza Duomo e il teatro alla Scala fin dal 1883.

I primi manifesti relativi all’elettricità e a lampadine sono tuttavia dell’ultimo decennio del secolo, quando l’elettricità si diffonde in rete ed inizia la produzione industriale di lampadine.

La mostra dà conto in una breve sezione dedicata a Lumi in concorrenza della contesa tra i diversi metodi di illuminazione, laddove le più tradizionali lampade a petrolio e a gas si rinnovano grazie a brevetti che ne migliorano la qualità e resa economica. E sono manifesti splendidi e famosi come quelli di Mataloni del brevetto Auer per le incandescenze a gas (1895) o per la reticella delle lampade a petrolio (1896), e di Duiilio Cambellotti per la incandescenza di L. Sipizzi, o di Leopoldo Metlicovitz per gli “apparecchi a gas d’alcool”: sinuose figure femminili, sospese tra mitologia ed Eros, a cui si contrappone la sobria e pur bella fanciulla intenta al ricamo della lampadina elettrica Desaymar, che – come ricorda lo slogan – “sta all’elettricità come la retina incandescente al gas”.

Vincerà di lì a breve l’elettricità, che fin dalle manifestazioni torinesi del ’98 per il cinquantenario dello statuto si fa presente con una Esposizione Generale Italiana ed Internazionale d’elettricità, e trionfa a Brescia nel 1909 con una Esposizione Internazionale di Applicazioni dell’elettricità (il roboante manifesto le esemplifica in “Lux”, “Sonum”, “Calor”, “Motus”): in questa sezione della mostra accanto al genio alato che fa scoccare la scintilla fra due elettrodi nel manifesto di Bernardi vi è il famoso manifesto con la “donna elettrica” di Leonetto Cappiello per la Società Elettrotermica Italiana (1922).

Una piccola sezione è dedicata alla “Metallfadenlampen”, che nel 1903 innova profondamente la lampadina sostituendo il delicato filamento a carbone con il più duraturo filamento metallico: accanto al manifesto di Hohenstein troviamo un anonimo e geniale manifesto in cui un vulcano erutta lampadine (sarà un caso che lo stampatore sia il napoletano Stabilimento Richter, situato ai piedi del Vesuvio?), e ancora un elegante manifesto di Metlikovitz per la Tantal Lampe, con la notte in forma femminile abbagliata dalla lampadina.

E proseguendo troviamo le città illuminate, come la Milano irradiata da una stella recante la lampada Edison, o le figurine in controluce e le silhouettes dei grattacieli della Osram e, quasi personificazione dell’Aurora, la splendida figura femminile di Cappiello che illumina Torino.

Una corposa antologia di manifesti è dedicata alle “fantasie notturne”, dai bimbi che alzano la lampadina ad illuminare la Terra, all’eccitato ragazzo di Plinio Codognato che attira le prede nella pesca alla lampara, alle creature della notte: la luna dalla grinta buffonesca il diavolo sorridente, il pipistrello arrabbiato contro la lampadina, i simpatici fantasmi a bocca spalancata di Mauzan, spaventati dalla nuova lampada Osram.

L’ultima sezione è dedicata ai fari delle automobili, protagonisti delle notti lungo le strade del secolo ventesimo: sciabolate di luce, non solo dai fanali in primo piano , ma dagli occhi del gufo , o dal faro innalzato da una divertente ranocchia che poggia il piedino sulla batteria, e chiude la mostra nel ricordo ironico dei primi esperimenti elettrici di Volta e Galvani.



La mostra, curata da Eugenio Manzato, è promossa in collaborazione da Unindustria Treviso, Comune di Treviso, Soprintendenza per i Beni Artistici Storici e Demoetnoantropologici del Veneto, nell’ambito dell’accordi di programma per la valorizzazione della Raccolta Salce, che ha già prodotto negli anni precedenti Parigi Belle Epoque, Manifesti della Secessione viennese, Adolph Hohenstein cartellonista.



Mostra e catalogo a cura di Eugenio Manzato con saggi e apparati di E. Manzato, R. Riccini, P. Magli, F. Flora.



Treviso, palazzo Giacomelli – 15 novembre 2003 – 28 Marzo 2004

Tutti i giorni 9 – 12,30 / 14,30 – 19; Domenica 14,30 – 19

Ingresso libero.



Informazioni e Segreteria organizzativa: tel. 0422.294401



Ufficio Stampa:



Ufficio Stampa Unindustria Treviso: tel. 0422.294253 pgiacomelli@unindustriatv.it



Ufficio Stampa della Mostra:
Studio ESSECI –Sergio Campagnolo tel. 049.663499

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